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Letta: sul cuneo fiscale non metterò solo spiccioli

Non basterà un’intervento alla «spicciolata», un’«una tantum». La riduzione delle tasse sul lavoro sarà «il cuore» della legge di stabilità, assieme agli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani. Enrico Letta lo aveva già anticipato ma mai come ieri, durante la trasmissione televisiva Porta a porta, era stato così perentorio: «Il nostro Paese è morto su un eccesso di precarietà». Il premier non vuole lasciare alibi a quanti nella sua maggioranza in questi giorni si rimpallano la responsabilità su un’eventuale crisi.
Nessuna novità invece sull’aumento dell’Iva. La decisione non è stata ancora presa, spiega il premier, assicurando che non c’è alcuna alternatività tra il taglio dell’imposta e quello del cuneo fiscale, essendo «interventi molto diversi».
Stanco di subire attacchi, Letta difende l’operato del governo, anzitutto dalle critiche accompagnate da minacce di crisi provenienti dalla sua maggioranza. «Oggi gli italiani avrebbero dovuto pagare la prima rata dell’Imu e non la pagano», ricorda il premier, che non ci sta a subire l’accusa, rivoltagli anche dall’interno del suo partito, di essersi piegato alle richieste del Pdl: «Non c’è stato un cedimento ma un buon compromesso con le forze politiche». Il riferimento è all’erede dell’Imu, la service tax, che sarà «più progressiva, con più attenzione agli aspetti fondamentali della vita delle famiglie, come quelle numerose, e non colpirà gli affittuari».
Assai più parco di parole è stato invece sul fronte Iva. In assenza di un decreto, l’incremento, già previsto dalla scorsa legislatura, dovrebbe scattare il 1° ottobre prossimo. «L’aumento – conferma – è già nei conti, i soldi sono già stati spesi, la complessità è profonda, si sta cercando di affrontare la situazione, oggi abbiamo fatto una riunione e ne faremo altre. Discuteremo di questa cosa, è una vicenda molto complicata».
Questo significa che se si vuole evitare l’aumento occorre trovare le risorse. Letta accenna alla riforma delle aliquote ma senza entrare nel merito. Da tempo si parla di una rimodulazione, ovvero nel trasferimento di alcuni settori da un’aliquota all’altra per risovere quelle che il premier definisce «le stranezze esistenti». Per ora però il presidente del Consiglio non si è voluto sbilanciare di più.
L’obiettivo generale è di favorire anzitutto crescita e occupazione. «Deve essere chiaro che in Italia, chi ha soldi, se li investe per creare lavoro lo Stato lo aiuta, se li mette nella rendita finanziaria lo Stato non lo aiuta», dice il presidente del Consiglio sottolineando che questa sarà l’impostazione «della legge di stabilità e della delega fiscale».
Ma perché tutto questo si realizzi occorre che la maggioranza non si dissolva. Il rischio instabilità sta già costando all’Italia. L’incremento dello spread, il sorpasso della Spagna sono solo un assaggio di quel che potrebbe accadere qualora la situazione dovesse precipitare. Letta ha sottolineato che se non ci fossero state le fibrillazioni dell’ultimo mese lo spread sarebbe oggi a a 410 punti e collocheremmo i nostri Btp a un tasso del 4% invece che del 4,5%. Il premier rilancia anche la spending review definito un tema prioritario: «Entro l’aprovazione della legge di stabilità, cioè fine anno, saremo in condizioni di avere una prima tranche di interventi».

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