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Letta spinge sulla legge di Stabilità

In una giornata di lutto, passata in gran parte ad occuparsi della tragedia di Lampedusa, Enrico Letta ha ricevuto complimenti italiani e internazionali per la ripartenza del suo governo. Da Bruxelles arrivano messaggi di felicitazione della Commissione europea, da Washington si scomoda persino l’agenzia Moody’s, definendo il voto di fiducia al Senato, l’altro ieri, «il miglior risultato possibile».
Per il tempo dedicato all’attualità politica il capo del governo è stato più che altro alle prese con la legge di Stabilità: si è riunito con i consiglieri economici, ha visto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, cominciato a tracciare le linee di un intervento correttivo, per il bilancio dell’anno prossimo, che dovrebbe aggirarsi fra gli 8 e i 10 miliardi.
Oggi e domani Letta a sarà a Siena e Pontignano, parteciperà ad un convegno del British Council, mentre gli impegni internazionali non mancano, a cominciare dalla visita a Washington, a Obama, in agenda a metà mese. Insomma ogni momento sarà utile, nei prossimi giorni, per arrivare alla definizione del provvedimento. Definizione che avrà un percorso articolato, a cominciare da lunedì pomeriggio, quando il premier incontrerà i sindacati, a Palazzo Chigi, e che dovrebbe portare nelle intenzioni del presidente del Consiglio ad un intervento molto ampio di politica economica, dal taglio del cuneo fiscale (sia per i lavoratori che le imprese) alla rimodulazione dell’Imu sino alla soppressione dei ticket sanitari previsti dalla prima manovra correttiva del 2011.
Una sorta di tour de force se si pensa che entro il 15 ottobre, in base al trattato europeo che va sotto il nome di Two Pack, il governo dovrà inviare la legge di Stabilità alla Commissione Ue, che a sua volta il 5 novembre presenterà le sue previsioni economiche e poco dopo la sua valutazione delle finanziarie Paese per Paese. Toccherà poi all’Eurogruppo e infine a dicembre all’Ecofin tracciare un giudizio finale ed eventualmente chiedere modifiche. Un procedimento che vale per tutti gli Stati dell’eurozona, ma che per certamente per l’Italia sarà leggermente più delicato, visto che il nostro bilancio viaggia intorno alla soglia del 3% di deficit sul Pil.
Insomma non sarà un compito facile e sarà destinato a segnare anche il prosieguo della legislatura. In ogni caso un compito alleggerito dalla convinzione che la maggioranza si è realmente rilanciata: Letta è convinto che d’ora in poi nel Pdl sarà Alfano ad avere un ruolo di leadership, al di là delle formule che verranno definite in seno al Pdl. Al capo del governo, che ha sempre l’obiettivo delle riforme istituzionali, così come da mandato, interessa avere un alleato unito e non spaccato, in grado di essere interlocutore forte nel processo di revisione costituzionale che è appena cominciato.
La spaccatura del Pdl che si è registrata in questi giorni «era nelle cose e l’avevo auspicata circa un anno fa», ha detto ieri il presidente di Scelta civica, Mario Monti. «Ora — ha aggiunto — credo che sarà più facile lavorare con quanti nel Pdl, indipendentemente da come si chiami il loro contenitore, appoggiano il governo Letta, l’orientamento europeo, la disciplina di bilancio e la consapevolezza che per la crescita ci vogliono le riforme».

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