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Letta: non ho aumentato le tasse, adesso le imprese investano

BRUXELLES — Sta per iniziare il Consiglio europeo, lo definisce «la partita più importante» contro la disoccupazione giovanile, eppure Enrico Letta guarda ancora all’Italia. E’ convinto che il pacchetto di provvedimenti appena approvato sia in grado di avere effetti positivi e concreti, che però devono essere le aziende a cogliere: «Spero che ora le imprese investano, perché quella decisa è una decontribuzione totale».

E’ un appello ma anche una risposta alle critiche che arrivano dall’Italia. Compresa quella di aver varato un provvedimento dalla scarsa efficacia, in parte assistenziale, incapace di raggiungere gli obiettivi che l’esecutivo si propone: per il capo del governo non è così, «le imprese che investono hanno un grande vantaggio, ma ovviamente chiediamo un contratto a tempo indeterminato, perché siamo per un lavoro di prospettiva e non per piccoli quadretti di tre anni in tre anni».

Altre critiche sono piovute sulle modalità delle coperture, sulla previsione di aumentare gli acconti fiscali d’autunno, sulla presunta incapacità da parte del ministero dell’Economia di individuare tagli di spesa. Anche su questo punto Letta ha voglia di replicare, riassumendo la posizione particolare dell’Italia, almeno vista da Palazzo Chigi: «Non si devono sfasciare i bilanci, io ho il dovere di proteggere il Paese e i nostri risparmiatori, siamo ancora dentro una tempesta finanziaria. Se il Parlamento trova altre coperture entro il limite del 3% va benissimo». E ritornano al mittente anche le accuse di aver introdotto nuovi balzelli: «Dice il falso chi ci accusa di aver alzato le tasse…».

Detto questo, quando alle sette di sera, con un’ora di ritardo, inizia il Consiglio europeo, il premier britannico gela anche una porzione di aspettative italiane. Letta ha urgenza di discutere delle misure contro la disoccupazione giovanile, ha ottenuto un vertice finalmente incentrato anche sull’emergenza sociale, ma per Cameron è più urgente ridiscutere alcuni dettagli del prossimo bilancio europeo, Londra ha priorità diverse rispetto a quelle italiane. Poi, nella notte, arriva fortunatamente l’accordo.

Ma non solo Londra: al Consiglio partecipa il presidente della Bei, il tedesco Werner Hoyer, già ministro per gli Affari europei della signora Merkel. E’ anche italiano il piano di revisione delle modalità dei finanziamenti alle imprese che la Bei potrebbe attuare, ma il capo della Banca europea degli investimenti si dimostra piuttosto scettico, se l’istituzione applicasse una leva troppo alta rispetto al suo capitale «potremmo perdere la tripla A e non ce lo possiamo permettere». La posizione suscita l’irritazione di Letta, ma anche quella di Hollande e del premier spagnolo. Si riproducono dinamiche già viste negli ultimi due anni: Berlino frena, gli altri sono costretti a prenderne atto.

E’ il primo Consiglio europeo in cui parlano anche le parti sociali: prima dell’inizio dei lavori, Letta incontra Bernadette Segol, della Confederazione europea dei Sindacati, poi Emma Marcegaglia, presidente di Business Europe; rimarca con soddisfazione la novità, il cambiamento di agenda, e di clima, che coinvolge le istituzioni della Ue. E’ anche merito delle pressioni italiane, che un risultato sembrano comunque averlo acquisito: all’ora di cena l’anticipo al 2014 dei fondi europei per la Garanzia dell’occupazione giovanile sembra acquisito, oggi vedremo se insieme all’ipotesi di un rifinanziamento dopo due anni.

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