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Letta: “La fase due del governo partirà entro il 20 gennaio” E non esclude il rimpasto

ROMA — «Impegno 2014 sarà un patto molto dettagliato, per dare forza a queste consultazioni sul patto di governo ho voluto prima incontrare il Capo dello Stato per formalizzarne l’avvio e per informarlo su come intendo procedere ». Enrico Letta prende posto alla scrivania del suo studio al primo piano di Palazzo Chigi. Di fronte a lui ci sono i vertici di Scelta Civica, il segretario Stefania Giannini, i capigruppo Romano e Susta e il presidente Bombassei. I montiani sono la prima delegazione della maggioranza che il premier riceve per stendere il patto alla tedesca che dovrebbe portare il governo al prossimo anno. «La parola d’ordine per il 2014 – afferma – è il rilancio della competitività del Paese facendo ripartire l’economia, modernizzando il mercato del lavoro e portando a casa le riforme istituzionali ». La road map per chiudere “Impegno 2014” è serrata, il premier vuole portare a casa il nuovo programma di maggioranza entro il 20 gennaio, sforando al massimo di un paio di giorni ma comunque in tempo per presentarsi il 29 gennaio a Bruxelles con le credenziali giuste per parlare da capo di un governo solido e credibile.
Così ieri è arrivata la decisione di annullare il vertice con il premier turco Erdogan in calendario il 17 gennaio. «Il giorno prima c’è la direzione del Pd e quelle saranno le ore decisive per chiudere il patto», è stato il ragionamento che ha portato alla cancellazione della trasferta a Istanbul. Tra oggi e domani Letta vuole vedere tutti i leader di maggioranza, Renzi, i popolari Mauro e Casini e il socialista Nencini. Chiuderà venerdì con Alfano. Quindi, sabato, la partenza per la visita di Stato in Messico, dove rimarrà fino a martedì. «In quei giorni – spiegano da Palazzo Chigi – manderemo a Roma i primi documenti con le proposte di Letta ai partiti. E l’assenza del premier servirà anche a dettare una pausa di riflessione per tutti». Già, perché Letta per ora ascolta le proposte dei leader, li riceve da solo e annota le loro priorità a mano. Quindi rifletterà su come incastrare le esigenze di tutti. Al rientro da Città del Messico, mercoledì prossimo, partirà il secondo round di consultazioni, questa volta più specifico. Quindi, a cavallo del fine settimana tra il 18 e 19, ci sarà un tavolo con tutti i partiti di maggioranza per chiudere l’accordo. Il tutto, come recitava una nota diramata dal Quirinale al termine dell’incontro tra Napolitano e Letta, «tenendo informato il presidente sull’evoluzione delle consultazioni».
Ieri prima della riunione il premier ha sentito Monti, che in quelle ore era a Firenze per pranzare con Renzi, la cui controconsultazione con l’ex premier ha irritato Palazzo Chigi. Le prime indicazioni emerse nella riunione raccontano che Letta è intenzionato a inserire nel patto di coalizione un vero e proprio «cronoprogramma », provvedimenti dettagliati in campo economico e sociale con la data entro cui ciascuno dovrà essere varato da qui ai primi mesi del 2015. Il premier si è detto fiducioso che riuscirà a chiudere il documento: «Sono ottimista, sulla fase due del governo ci sarà unità di intenti nel Pd e da parte del suo segretario». Il documento nelle intenzioni di Letta sarà formato dal patto vero e proprio, con il cronoprogramma, e da alcuni «allegati di indirizzo» sulle riforme rivolto al Parlamento. Sarà lì che si parlerà dei temi di pertinenza dei partiti come le riforme istituzionali e la legge elettorale, sulla quale ieri il premier non si è sbilanciato: «Serve una soluzione che salvaguardi il pluralismo e dia governabilità, ci vuole un accordo che parta dalla maggioranza e poi coinvolga gli altri partiti». Letta è stato cauto anche sul rimpasto: «Vedremo, ne parleremo alla fine, sentirò cosa ne pensano anche gli altri partiti ». Così come rimane aperto il tema delle unioni civili proposto da Renzi mettendo in difficoltà Alfano. Sc – che chiede liberalizzazioni, privatizzazioni, taglio dell’Irap per rilanciare l’occupazione e legge elettorale a doppio turno – ha proposto che i diritti gay vengano inseriti in uno degli allegati di indirizzo, disinnescando così una mina per il governo. «Vedremo, è una possibilità», commentano da Palazzo Chigi.

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