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Letta: fiducia per un 2014 di riforme

Debito in discesa, deficit sotto il 3% del Pil «per il terzo anno consecutivo», tasse che cominciano a scendere per imprese e famiglie e Pil per la prima volta dopo molti anni con il segno più. Enrico Letta prova a rassicurare Bruxelles: «Siamo convinti di essere sulla strada giusta per tenere i conti a posto e non soffocare la ripresa che è assolutamente necessaria». Si guarda al semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, che partirà il 1° luglio del prossimo anno. «Siamo impegnati in una legislatura della crescita, dopo cinque concentrati solo su politiche di austerità». Una nuova fase che prenderà avvio dopo le elezioni europee della prossima primavera, osserva il presidente del Consiglio al termine dell’incontro serale a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, che rilancia: l’Italia «deve portare avanti gli sforzi compiuti finora», che hanno condotto il paese fuori dalla procedura per disavanzo eccessivo. Fondamentale è «una rinnovata stabilità politica», in grado di supportare il ritorno a una «crescita sostenibile».
Il faccia a faccia con Van Rompuy, preceduto dall’incontro al Colle dello stesso presidente del Consiglio europeo con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato una sorta di bilaterale preparatorio del vertice europeo in programma a Bruxelles il 18 e 19 dicembre, quando sul tappeto, oltre ai temi della politica di sicurezza e di difesa comune, a quelli della crescita, occupazione e rilancio della competitività, vi sarà anche un primo avvio di discussione sui «contratti bilaterali» che potrebbero partire dal 2014: maggiore flessibilità e prestiti in cambio di impegni cogenti a varare incisive riforme strutturali.
L’incontro era stato preceduto dalla dura replica dello stesso Letta agli ultimi, pesanti rilievi critici espressi dal vice presidente della Commissione europea e commissario agli Affari economici, Olli Rehn. È sembrato inopportuno a Palazzo Chigi soprattutto quel passaggio dell’intervista apparsa due giorni fa su «La Repubblica», in cui Rehn esprimeva scetticismo sulle possibilità che l’Italia ha di rispettare gli impegni concordati e quelli annunciati.
A chiedere all’Unione europea «un cambio di rotta» è stato in contemporanea lo stesso Napolitano: occorre una nuova agenda che ponga al primo posto crescita e occupazione. E ora Letta prova a lanciare, già con l’incontro di ieri a Palazzo Chigi, la sua offensiva diplomatica per convincere i partner che l’Italia ha i conti in ordine. Ora, con i nuovi assetti politici apertisi dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza, si può far conto su prospettive concrete di stabilità.
Per sostenere e rafforzare gli impegni che il governo si accinge ad assumere in sede europea, Letta annuncia che mercoledì prossimo chiederà una nuova fiducia «con i nuovi confini della maggioranza basata su un anno, il 2014, centrato sulle riforme necessarie per far sì che la crescita possa effettivamente accompagnare il Paese e quindi avere un calo della disoccupazione». Un rinnovato programma di governo, in sostanza, che Letta imposterà facendo leva sulle «riforme per rendere l’Italia più competitiva».
Quanto all’unione bancaria, per Letta il prossimo Consiglio europeo dovrà puntare a raggiungere risultati significativi: «Noi siamo per una soluzione definitiva e per l’applicazione delle decisioni adottate a giugno». Ma vi è da far fronte al tempo stesso all’emergenza immigrazione: il consiglio europeo di giugno – annuncia Van Rompuy – sarà dedicato proprio ai temi dell’asilo e dell’integrazione». Si può aprire una nuova fase, perché la crisi dell’euro ormai è alle nostre spalle, «la crescita e l’occupazione stanno lentamente tornando a crescere ma noi, e intendo tutti i paesi europei, dobbiamo continuare l’importante lavoro di riforma dell’economia e continuare a sostenere il lavoro, in particolare per i giovani, e l’Italia lo sta facendo».
Tra i temi trattati nel corso del colloquio, la sicurezza e difesa europea, con l’obiettivo di «migliorare le capacità di difesa e rafforzare l’industria della difesa. Aiuterà la crescita e l’occupazione». In Ucraina, osserva infine il presidente del Consiglio Ue, è inaccettabile l’uso eccessivo della forza: «L’Unione è pronta a rispondere alle profonde aspirazioni europeiste del popolo ucraino».

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