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Letta: Expo 2015 occasione per tutto il Paese

MONZA — Sarà il «cuore della ripresa italiana», perché porterà lavoro, sviluppo, prestigio. E poi sarà il «simbolo vincente dell’unità nazionale» e della coesione istituzionale. Enrico Letta scandisce le parole: «Ma Expo dovrà essere soprattutto l’occasione per uscire dalla cappa di sottovalutazione e autolesionismo», dice il premier. A 662 giorni dal via l’Expo milanese prende la rincorsa «in vista dell’ultimo miglio, quello decisivo» dalla Villa Reale di Monza, eletta da ieri sede ufficiale di rappresentanza dell’evento. Una tensostruttura bianca davanti ai ponteggi che avvolgono la villa, «metafora del cantiere» e dell’impresa da centrare. Sotto gli occhi del presidente della Repubblica va in scena un pomeriggio di perfetta concordia nazionale. Il premier delle larghe intese che indica nel governatore leghista «la guida» che riuscirà a portare in porto l’operazione «con la dovuta saggezza». E il leader nordista che ricambia indicando nell’«Italia con tutti i suoi territori» «la protagonista e beneficiaria» dell’esposizione.

Musica per le orecchie di Giorgio Napolitano che a sua volta individua nel 2015 l’occasione da non perdere per il Paese «per non ripiegarsi su se stesso, sulle sue difficoltà e sulle sue diatribe domestiche».

E pazienza se poi i veri nodi rimangono tutti da sciogliere. Come il sogno di poter sforare dal patto di Stabilità (Maroni vorrebbe addirittura «una zona franca dai vincoli di bilancio»), o la richiesta, congelata dal governo in attesa di qualche segnale di apertura dalle parti sociali, di poter derogare dalla legislazione vigente sul mercato del lavoro. O ancora, i timori sul rispetto dei tempi di realizzazione delle opere contenute nel dossier di candidatura («C’è da recuperare un po’ di tempo perso», ammette Maroni) o l’incubo d’infiltrazioni criminali («Sarà un Expo mafia-free», promette lo stesso governatore).

Esposizione universale e unità nazionale. Dal palco trasparente parlano anche il vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani (José Barroso spedisce invece un videomessaggio in italiano), la responsabile del Padiglione Italia Diana Bracco e il commissario unico Giuseppe Sala. A lui spetta l’annuncio dell’adesione di due nuovi Paesi (Grecia e Burundi) che portano il totale della compagnia a quota 131. Obiettivo raggiunto.

Sotto la tensostruttura bianca si vedono tanti sindaci, molti assessori (la Giunta regionale è praticamente al completo), parlamentari brianzoli e milanesi. C’è il corpo consolare, c’è Pietro Modiano, fresco presidente di Sea (con la consorte Barbara Pollastrini), e qualche ministro (Massimo Bray). Si vede anche Iva Zanicchi, che abita a due passi da qui.

C’è ovviamente Giuliano Pisapia, che Letta pubblicamente ringrazia, ma che per ragioni di protocollo non parla dal palco e dà la sensazione di rimanere un po’ a margine dall’evento voluto dalla Regione Lombardia («Mancano alcune scelte del governo che però lo stesso esecutivo si è impegnato a fare», si limita a dire, al suo arrivo in Villa, il sindaco di Milano).

Alla fine tutti in piedi per l’Inno d’Italia rivisitato da Giovanni Allevi. Ma lo spettacolo non è piaciuto a tutti. La ritrovata coesione nazionale su Expo non commuove per esempio Beppe Grillo. «Il governo di Capitan Findus Letta ha posto la fiducia sul decreto emergenze. Quel decreto era un’accozzaglia di norme non attinenti alle emergenze. Dal 26 giugno sono entrati in vigore anche i rincari del 10% delle marche da bollo. Una delle “emergenze” finanziate con l’aumento dei bolli è l’Expo 2015». «Un’emergenza — aggiunge il leader a Cinque Stelle — per loro, ma non per i cittadini che possono solo continuare a pagare».

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