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Letta a caccia dei fondi europei “Il piano lavoro è un miracolo non abbiamo aumentato le tasse”

BRUXELLES — Da Bruxelles Enrico Letta difende l’operato del governo sul congelamento dell’Iva. «Non ci sono aumenti di tasse ma un semplice spostamento di accento». Le parole che il premier pronuncia uscendo da una bilaterale con il suo pari olandese Mark Rutte rispondono alle polemiche sulla scelta di aumentare l’acconto Irpef per trovare il miliardo utile a sterilizzare fino a ottobre l’incremento dell’imposta sui consumi. E a Brunetta, che gli dà dell’inadeguato, replica allargando le braccia e alzando gli occhi al cielo.
A Bruxelles il premier ha una serie di incontri, poi il Consiglio europeo del pomeriggio. Nelle pause la difesa del governo: le coperture per stoppare l’Iva «non possono sfasciare il bilancio perché oggi non siamo in condizione di stare dentro a una tempesta finanziaria ancora in corso senza proteggere il Paese». Quindi l’apertura ai partiti, «se il Parlamento vuole trovare altre coperture va bene, purché garantiscano un deficit sotto al 3%». Da Roma Giovannini afferma che il pacchetto per l’occupazione dell’altro ieri farà scendere i giovani disoccupati del 2%.
In mattinata Letta contribuisce a sbrogliare la matassa del bilancio Ue. Il Parlamento europeo chiede di migliorare il bilancio dell’Unione deciso a febbraio con un accordo spinto al ribasso da Cameron e Merkel. Non ne fa un fatto di cifre (non si sale rispetto ai 960 miliardi per 7 anni), ma chiede che i soldi non spesi da Bruxelles possano essere dirottati su altre voci di spesa Ue anziché tornare alle capitali. Letta aiuta Barroso e Schulz a trovare una soluzione e quando arriva la fumata bianca si dice «estremamente soddisfatto ». Se il bilancio fosse saltato, il vertice Ue sarebbe diventato inutile: senza fondi non si possono finanziare le politiche dei leader. Compresa la proposta partita da Roma di focalizzare lo sforzo Ue sulla disoccupazione giovanile, idea che è diventata il cuore del summit. Si anticipa l’uso dei 6 miliardi per il lavoro dei giovani a gennaio, soldi che verranno spesi in 2 anni anziché 7 con la possibilità di aggiungerne altri nel 2016. E con la flessibilità, idea partita dall’europarlamentare pd Roberto Gualtieri, al fondo arrivano altri 3 miliardi. Piace al governo anche un piano di investimenti da 150 miliardi affidato alla Bei che si somma all’applicazione di quello da 120 miliardi approvato un anno
fa. Letta al summit batte sul ruolo della Bei: «Usi i soldi per rilanciare l’economia, non li tenga in pancia per mantenere la sua triplaA ». Un attacco alla filosofia teutonica che domina l’istituto.
Letta, dal suo arrivo al governo, ha investito tutto su questo vertice e poco importa se le risorse Ue per l’occupazione restano esigue e il piano per gli investimenti sia di difficile realizzazione perché «conta il successo politico, un
cambio di rotta quasi miracoloso visto che i soldi in cassa erano pochi ». Nella delegazione italiana scorre un brivido quando Cameron boicotta l’accordo con l’Europarlamento. I lavori del Consiglio si bloccano, tutto si riapre e i leader negoziano fino all’una di notte. Poi Cameron cede. Con Letta che all’uscita del vertice dice soddisfatto: «Siamo riusciti a ottenere tre miliardi più del previsto».

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