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L’etica nell’attività professionale

Non esiste logica professionale senza il riconoscimento del valore etico della «Regola professionale». È questo l’assunto di base da cui muove il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro nel trattare i temi di «Lealtà, sussidiarietà, concorrenza e lotta all’abusivismo» nell’esercizio della professione, resi oggetto di un approfondimento pubblicato lo scorso 22 gennaio dalla Fondazione Studi per fornire una lettura interpretativa del Codice deontologico di categoria e ribadire l’importanza di questi principi. Come noto, il professionista esplica sé stesso e la sua attività nei confronti della collettività in virtù di un riconoscimento pubblico conseguente prima al superamento di un esame di Stato e poi al mantenimento di una iscrizione all’Ordine professionale. Tale riconoscimento ha la natura di un’investitura laica, che autorizza il professionista a disporre dei diritti e degli interessi individuali e collettivi nel senso della legge. Per tale motivo, dunque, come afferma l’art. 20 del Codice deontologico, «il consulente deve mantenere nei confronti dei colleghi e delle istituzioni un comportamento ispirato a correttezza e lealtà». Ciò si traduce, innanzitutto, nell’evitare di rendere pubbliche informazioni personali, senza averne il consenso; nel divieto di registrare a fini personali una conversazione telefonica o, ancor peggio, fare in modo che il contenuto di colloqui riservati con i colleghi venga riportato in atti processuali. In particolare, ricorda la categoria, per ciò che concerne le conversazioni, siano esse telefoniche oppure in forma scritta (e-mail, sms, WhatsApp ecc.), occorre ricordare che la libertà di parola, di espressione e di critica non deve tradursi in libertà di denigrare o insultare gli altri. Inoltre il consulente, prima di intraprendere azioni giudiziarie nei confronti di colleghi per fatti inerenti lo svolgimento della propria attività, deve interpellare il Consiglio dell’Ordine provinciale di appartenenza, al fine di ricercare in quella sede una soluzione che salvaguardi il decoro e la dignità dell’ordinamento professionale. In sostanza, nello svolgimento della professione, il consulente non può che agire eticamente seguendo i dettami indicati all’interno del Codice deontologico. Il non rispetto, infatti, potrebbe lesionare l’immagine e la dignità dell’Ordine, con conseguente violazione dei principi generali dell’ordinamento e delle norme deontologiche e disciplinari. Nell’approfondimento della Fondazione Studi si affronta anche il tema della necessaria concorrenza tra gli iscritti all’Ordine, sottolineando la necessità di adottare buone condotte comportamentali nello svolgimento dell’attività lavorativa quotidiana per non incorrere in violazioni disciplinari. Ci si sofferma, inoltre, sui rapporti che il consulente del Lavoro deve avere con altri professionisti, nel caso in cui si debba sostituire un collega per decesso, sospensione o temporaneo impedimento, passando poi al tema della concorrenza e dell’abusivismo professionale.

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