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L’esperto “Se il dipendente rifiuta può essere anche licenziato”

«Senza una legge, rischiamo una valanga di conflitti, ricorsi e contenziosi giudiziari. Gli interessi in ballo sono confliggenti». Valerio De Stefano, 38 anni, calabrese, bocconiano, insegna Diritto del lavoro all’università Ku Leuven di Lovanio in Belgio. «Spero di vaccinarmi prima possibile, ma non credo che il vaccino in azienda possa garantire al lavoratore la stessa sicurezza sanitaria degli altri cittadini. Il datore poi ha il dovere di tutelare anche quella dei suoi colleghi, fino ad arrivare come extrema ratio al licenziamento se lo rifiuta».
Sta dicendo che è meglio farlo in presidi medici e che i no vax vanno licenziati?
«Dico che fino a quando non c’è l’obbligo di legge, il vaccino non può essere imposto dal datore.
Nemmeno da un protocollo tra le parti sociali che è un contratto. Se il lavoratore rifiuta il vaccino, il datore deve cercare di garantire il suo diritto a non sottoporsi a un trattamento medico indesiderato e a mantenere il posto. Ma anche tutelare tutti gli altri: dipendenti e clienti. Il diritto a non vaccinarsi non è autonomo rispetto al diritto alla salute degli altri».
Sembrano inconciliabili.
«È un esercizio difficile. Come prima cosa il datore deve cercare ogni soluzione possibile. Ad esempio assegnando mansioni diverse al lavoratore che non vuole il vaccino: da casa o senza contatto col pubblico o i colleghi».
E se l’alternativa non c’è?
«Allora scattano i provvedimenti, dalla sospensione della retribuzione al licenziamento, anche per motivo oggettivo, se non esistono mansioni alternative. Il diritto di mettere in pericolo i colleghi non esiste».
Il giudice del lavoro avrà sempre l’ultima parola?
«Se si arriva al licenziamento, è probabile che sia impugnato dal lavoratore. Sarà il giudice a determinare se non c’era proprio nessun’altra alternativa».
Il patentino o la green card ai vaccinati può cambiare il quadro?
«Se non puoi viaggiare, accedere ai servizi o anche lavorare senza il passaporto vaccinale, allora vale la pena imporre l’obbligo piuttosto che introdurlo surrettiziamente.
Anche per evitare che qualunque altro divieto legato alla card – andare a prendere i bambini a scuola, faccio un esempio – venga impugnato».
I no vax grideranno alla dittatura sanitaria.
«Meglio avere regole chiare che far entrare dalla finestra quello che esce dalla porta. Qui rischiamo un contenzioso enorme. Le leggi esistenti non bastano, perché siamo in una situazione inedita. La pandemia ci ha stravolto la vita, il modo di lavorare e di assumere».
I reclutatori possono chiedere se sei vaccinato?
«Si possono chiedere informazioni di diretta rilevanza con la mansione da svolgere, laddove il contatto col pubblico è essenziale. Molto probabile che la decisione di assumere solo personale vaccinato sia impugnata di fronte ai tribunali.
Per questo auspico un intervento legislativo che faccia chiarezza».
C’è un diritto del datore a conoscere la lista dei vaccinati?
«Dipende anche qui dalle mansioni. Il problema è che l’interesse del datore a garantire la sicurezza di tutti confligge con il diritto alla riservatezza del lavoratore. Occorre una legge o saremo travolti dai ricorsi».
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