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L’Esma disinnesca la bomba derivati: via libera anche a controparti inglesi

La bomba dei derivati, che rischiava di esplodere in caso di divorzio duro tra Gran Bretagna ed Unione europea, è stata disinnescata. Almeno nella parte potenzialmente più esplosiva. L’Esma (European Securities and Markets Authority) ha infatti sbrogliato la matassa dei derivati regolati attraverso le Controparti centrali inglesi: anche in caso di Brexit senza accordo – ha comunicato ieri l’Autorità europea degli strumenti e dei mercati finanziari -, le tre Controparti centrali britanniche saranno comunque riconosciute in Europa e potranno continuare a operare sui derivati con banche dell’Unione europea. Così la bomba di hard Brexit è stata disinnescata, almeno per ora con licenze temporanee, per tre Controparti centrali inglesi: LCH Limited, ICE Clear Europe e LME Clear Limited.
Il tema è tecnico, ma molto serio. I derivati standardizzati (come i credit default swap) sono regolati da Controparti centrali, cioè istituzioni che si mettono in mezzo a due contraenti e che dunque garantiscono il buon esito del contratto qualora uno dei due fallisca. Il ruolo di queste Controparti centrali è cresciuto molto dopo il crack di Lehman Brothers nel 2008: a quel tempo il fallimento di una grossa banca, che era controparte di molte operazioni in derivati, fece infatti emergere la necessità di avere dei soggetti che si facessero carico di garantire il mercato e il buon esito delle operazioni in derivati. Questo ha aumentato il ruolo delle Controparti centrali. Oggi solo ICE Clear Europe, per citare una delle tre britanniche, ha posizioni su cds per un ammontare di 1.600 miliardi di dollari.
Ebbene: Brexit rischia, in Europa, di gettare il caos nel settore. Il problema nasce dal fatto che se il divorzio tra Gran Bretagna ed Unione europea avvenisse senza accordo (ipotesi sempre più probabile), le banche inglesi e le Controparti centrali perderebbero il passaporto europeo. Questo metterebbe a rischio la continuità contrattuale in molti ambiti finanziari. A partire dai derivati. Sarebbe dunque necessario trasferire i derivati dalle Controparti centrali inglesi ad altre europee, come Euroclear. Operazione complessa, che comporterebbe la chiusura dei derivati inglesi e la riapertura in Ue. «Non è mai stato tentato in passato un trasferimento massivo di derivati da una controparte centrale ad un’altra», osserva Ferdinando Ametrano, professore di Interest Rate Derivatives a Milano Bicocca.
Considerando le dimensioni enormi di questo mercato, era dunque necessario scongiurare un salto nel buio così grande. Così ieri l’Esma è intervenuta. «È stato risolto un problema – ammette Ametrano – ma questa decisione dimostra che l’Europa finanziaria senza Londra è zoppa. L’Europa lo riconosce dando un ruolo cruciale, in un mercato importante come quello dei derivati, ad un Paese non più dell’Unione. D’altra parte in un mercato sempre più globale, il tentativo di fissare frontiere è sempre più velleitario». Resta infine aperto il nodo dei derivati non standardizzati (quelli creati su misura dalle banche inglesi per le aziende anche italiane). Questi non sono regolati attraverso Controparti centrali: qui il problema di Brexit senza accordo permane. Ma i Governi europei ci stanno lavorando.

Morya Longo

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