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L’errore si previene a partire dal mandato

di Paola Parigi

Abituati a gestire i problemi altrui, i professionisti spesso trascurano i rischi che corrono. Lavoratori in proprio per antonomasia, sono esposti all'errore e, al contempo, sono vulnerabili occupandosi personalmente di tutto quanto costituisce la propria attività. Se alle malattie, alle invalidità e alla responsabilità per errori professionali aggiungiamo incendi, calamità naturali, furti, hacking, virus informatici, sono numerosi i pericoli che incombono su architetti, medici, ingegneri, avvocati e commercialisti. Questi ultimi, poi, sono deputati a gestire attività delicate sulla base di incarichi legati a fiducia e riservatezza. Incalzati da una selva normativa devono rispettare termini e moltiplicare le attività, così che il rischio è ogni giorno più elevato.

Quali sono, allora, le buone pratiche per scongiurare gli errori? La Ifac, International federation of accountants (www.ifac.org) ha presentato le linee guida per la gestione e l'organizzazione dello studio professionale. Alla redazione delle linee guida, peraltro, ha contribuito il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili. Il documento suggerisce di accertarsi che i dipendenti siano adeguatamente formati e di non delegare compiti a chi non è in grado di occuparsene e procedere alla revisione dei processi. Alla peggio, meglio ammettere di avere sbagliato.

«Vista la complessità della materia fiscale – commenta l'avvocato Patrizio Tumietto, presidente dell'Unione nazionale delle camere degli avvocati tributaristi – è facile per il contribuente cercare di rovesciare la responsabilità sul proprio consulente. Il rimedio preventivo più corretto è esplicitare nel mandato i limiti della consulenza e dell'assistenza a tutela di entrambi i soggetti coinvolti». «Come consulente – aggiunge Tumietto – ho fatto tesoro dell'esperienza: molto spesso il cliente, in perfetta buona fede, riferisce i fatti come li vede, non come sono. Un controllo sui suoi assunti aiuta a compiere una lettura terza e distaccata dei problemi e dei rischi». L'attenzione ai rischi che corre il cliente non basta, bisogna pensare anche ai propri e, nonostante non sia ancora obbligatoria, in Italia, né per commercialisti né per avvocati, una tutela assicurativa è senza dubbio opportuna.

«Oltre all'esposizione alla malattia e agli infortuni, in tema di rischio professionale bisogna distinguere tra due tipologie specifiche – suggerisce Paolo Meago, commercialista a Monza – la prima è connessa al rischio derivante dalle attività ricorrenti per gli adempimenti fiscali e contabili e la seconda alle pratiche di consulenza pura, più attinenti all'ambito intellettuale e discrezionale della professione».

«Nel primo caso – continua Meago – lo studio adotta delle procedure interne per ridurre il rischio derivante da errori od omissioni del commercialista o dei collaboratori, mentre nel secondo il livello di rischio è connesso alla preparazione tecnica del professionista, è quindi indispensabile stipulare una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile. Per alcuni adempimenti fiscali che prevedono un possibile rischio per l'amministrazione, la normativa obbliga il commercialista a stipulare una polizza assicurativa ad hoc».
 

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