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L’eredità della City e le ambizioni di Milano

Da oggi, forse, nel primo centro finanziario del mondo si respira un’aria diversa. Ma se a leggere l’ultimo Global Financial Centres Index, il report prodotto da due think tank (Z/Yen e China Development Institute) nella classifica degli 88 centri finanziari mondiali Londra continua saldamente ad essere al primo posto, seguita da New York, Singapore, Hong Kong e Tokyo, qualcosa di diverso rispetto al passato si avverte. L’analisi degli oltre 101 fattori quantitativi anche nella verifica di qualche mese fa ha modificato di poco il ranking di Londra ma «dalle ultime interviste fatte presso i rappresentanti delle banche e degli altri intermediari – ricorda Michael Mainelli di Z Group / Yen, uno degli autori dell’indice – emerge sempre più preoccupazione per Brexit e la deriva verso il protezionismo negli Stati Uniti». A cogliere l’eredità di Londra sono in gara Francoforte, Lussemburgo,Parigi, Dublino che sempre nell’indice GFCI sono rispettivamente al 23°esimo, 18°esimo, 29° posto e 33° posto dello stesso indie. Poi c’è Milano è al 56° posto. In palio ci sono le sedi di istituzioni importanti (l’Eba, l’agenzia del farmaco, ma anche quella del mercato dei derivati in euro) e soprattutto il trasferimento di migliaia di lavoratori appartnemente a banche, compagnie di assicurazioni, asset manager che stanno pianificando i trasferimenti. Per alcuni è uno scelta da fare subito, per altri con più gradualità. «È difficile in questa fase sapere come cambieranno le regole future, visto che oggi Uk e Ue sono su posizioni lontane. Se decidere come lasciarsi non sarà un’operazione facile, ancor più complessa è la messa a punto delle nuove regole quando Uk sarà fuori dalla Ue – spiega Lucio Bonavitacola, partner di Clifford Chance. – Proprio per questa ragione il Governo Uk ha annunciato l’emanazione del Great Repeal Bill che consentirà alle imprese di continuare ad operare secondo le regole europee se tra due anni non saranno conclusi gli accordi. Il nodo principale resta quello del passaporto europeo, ma se per banche d’affari e asset manager si possono trovare soluzioni “temporanee”, per le compagnie di assicurazione – che hanno più che mai necessità di poter operare su base transfrontaliera – il tema di come conservare l’accesso al mercato europeo diventa ancora più importante». E infatti oggi i Lloyd’s annunceranno il trasferimento di parte delle loro attività a Bruxelles o Lussemburgo. In molti hanno già deciso la sede, come Ubs che trasferirà circa 1.500 dipendenti a Francoforte. Una decisione che però in futuro potrebbe cambiare, magari a favore di Milano. E sempre a Milano potrebbero arrivare una parte dei dipendenti di Citigroup che sta valutando l’ipotesi di utilizzare più hub in Euoropa (Dublino e Francoforte). Da mesi, invece, circa mille dipendenti di Hsbc hanno fatto le valigie verso Parigi. Bank of America, Started Chartered Plc e Barclays molto probabilmente opteranno per Dublino. Goldan Sachs sposta circa mille persone a Francoforte. Città sulla quale potrebbe ricadere anche la scelta di JpMorgan intenzionata a spostare 4mila dipendenti sui 16mila che ha nella City. Milano se la sta giocando per diventare distretto finanziario mettendo sul piatto una serie di plus (alta reputazione, servizi, infrastrutture, cultura, etc). «Più che a trasferimenti delle sedi legali in Italia, assisteremo ad uno spostamento degli italian desk e delle strutture operative connesse – ricorda Romeo Battigaglia, partner dello studio Simmons & Simmons. In taluni casi si tratterà di aperture di nuovi uffici, in altri di ampliamenti di uffici già presenti in Italia ma caratterizzati oggi tipicamente da una struttura molto leggera. Più in generale, i desk attualmente basati a Londra si sposteranno nelle città europee dove si trovano i clienti. È il discorso dei multi-hubs, un processo già partito con l’apertura delle branch di gestori internazionali quali Jupiter e BMO Global. Altri sono in corso. Dove verrà basata la nuova sede legale europea conterà relativamente poco mentre il focus si sposta dalle legal entity alle operation. La competizione sta dunque nell’attrarre persone e operation, con le relative infrastrutture, ed è anche a questo che Milano punta».

Lucilla Incorvati

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