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L’era dello Smart working Disconnessi sì, no (Forse)

Con la diffusione del remote working, il diritto alla disconnessione è diventato uno dei temi caldi del dibattito giuridico. Anche perché le legislazioni dei diversi Paesi sono disomogenee e dall’Europa non c’è ancora un’indicazione chiara e univoca.

«I Paesi che hanno regolamentato il diritto alla disconnessione sono ancora delle eccezioni e la maggior parte lo ha fatto negli ultimi dodici mesi — commenta l’avvocato Aldo Bottini, partner di Toffoletto De Luca Tamajo. —. Si è quindi creato uno scenario differenziato, in attesa che la Commissione europea accolga l’invito del Parlamento a presentare una proposta di direttiva dell’Unione affinché gli Stati membri garantiscano alcuni elementi comuni a tutti». Tra i Paesi che hanno emanato leggi specifiche ci sono Francia e Belgio.

In Italia il lavoro agile è disciplinato dalla legge 22 del 2017 , che prevede un accordo individuale tra lavoratore e datore di lavoro che individui le misure necessarie per assicurare la disconnessione. Recentemente, nella conversione del decreto legge 30/2021, è stata introdotta una norma che riconosce al lavoratore il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto di quanto stabilito negli accordi individuali, nei quali possono essere concordati periodi di reperibilità.

«Il problema, in parte, risiede nel concetto stesso di disconnessione, in particolare se associato allo smart working — continua Bottini. — Non è detto che il tempo di connessione coincida con l’orario di lavoro. Il dipendente potrebbe restare connesso senza lavorare, ed è quello che accade nelle fasce di semplice reperibilità, così come al contrario parte dell’attività lavorativa potrebbe svolgersi al di fuori dalle piattaforme digitali».Ipotesi pratiche

Alcuni datori di lavoro, ad esempio, hanno stabilito, nei diversi accordi individuali, che la reperibilità (telefonica, per email o anche per servizi di messaggistica istantanea) debba essere garantita soltanto durante l’orario di lavoro canonico, facendo desumere, al contrario, che la disconnessione sia assicurata per la restante parte della giornata. «Si tratta però — osserva Rita Santaniello, partner responsabile del dipartimento di diritto del lavoro di Rödl & Partner — di misure che hanno avuto uno scarso impatto sulla vita dei dipendenti: molti lavoratori infatti finiscono per continuare a svolgere la loro prestazione anche durante i restanti periodi della giornata, in cui non dovrebbero essere reperibili né avrebbero dovuto lavorare se fossero stati in sede».

Ed è qui che sono invece intervenuti alcuni datori di lavoro più attenti «Alcune imprese — aggiunge Santaniello — hanno imposto, tramite accorgimenti It, la disconnessione automatica ai propri dipendenti. Sotto questo profilo, gli interventi più basic sono stati quelli di inibire l’accesso, in determinati orari, alla casella mail o al cellulare aziendale (ad esempio dalle 8 di sera alle 8 del mattino non è possibile digitare le proprie credenziali di accesso nel device). Altre aziende hanno introdotto un soluzione semplice per le email aziendali: dopo un determinato orario vengono recapitate al destinatario solto il mattino seguente».

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