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Leonardo, ok all’operazione Drs A Wall Street arriverà il 25-30%

Via libera al collocamento azionario negli Stati Uniti di una quota di almeno il 25% di Leonardo Drs, la controllata americana dell’ex Finmeccanica che è tra i fornitori del Pentagono, dell’esercito americano e di enti della «homeland security».

Il semaforo verde è stato acceso ieri dal cda di Leonardo, con il mandato alla controllata americana Leonardo Us Holding di procedere con le opportune delibere per avviare l’Ipo (Initial public offering) di una quota intorno al 25% del capitale della sua controllata al 100% Leonardo Drs. Non ci sono state comunicazioni ufficiali dalla società guidata da Alessandro Profumo. L’annuncio è atteso oggi, dopo il via libera del board di Leonardo Us Holding. Il collocamento dovrebbe essere completato entro aprile e indirizzato soprattutto verso gli istituzionali. La principale banca incaricata del collocamento è Goldman Sachs, Mediobanca sarà advisor. Avverrà solo negli Usa con la vendita di azioni detenute dal gruppo controllato dal Mef. Leonardo potrebbe incassare circa un miliardo di euro o poco più. Dipenderà dal prezzo (si ragiona su un valore di almeno tre miliardi per tutta Drs) e dalla quantità di azioni vendute, l’ipotesi base è il 25%, non è da escludere che si arrivi al 30. Drs sarà quotata al Nyse.

Leonardo potrà così ridurre l’indebitamento finanziario netto. Ma il ricavato potrebbe essere utilizzato anche per un’acquisizione. Sarebbe la prima rilevante incursione internazionale nella gestione Profumo, al comando dal 16 maggio 2017.

Drs è una società di elettronica della difesa, con 2,73 miliardi di dollari di ricavi nel 2019, pari al 17,7% del gruppo. La società è stata comprata nel 2008 durante la gestione di Pier Francesco Guarguaglini (in sella dal 2002 al 2011), che ha concluso le principali operazioni che costituiscono l’ossatura industriale internazionale dell’ex Finmeccanica: ci sono anche le acquisizioni in Gran Bretagna dell’azienda di elicotteri Westland, dell’avionica ed elettronica ex Marconi da Bae Systems, la «Space alliance» in Francia con Alcatel, le cui attività furono rilevate da Thales. Proprio il gruppo Thales era stato il principale contendente di Finmeccanica nella corsa a Drs. Ma ci sarebbe stato anche un interessamento di Eads (oggi Airbus) e l’allora numero uno, Louis Gallois, con fair play si congratulò con Guarguaglini per essere riuscito ad aggiudicrasi un fornitore strategico del Pentagono.

Nel 2008 Finmeccanica annunciò il 12 maggio l’accordo per l’acquisto di Drs a 81 dollari per azione. Era il momento del passaggio tra il governo Prodi e Berlusconi, il cui ministro dell’Economia Giulio Tremonti mostrò disappunto per essere messo di fronte al fatto compiuto. Ma poi approvò l’aumento di capitale di 1,2 miliardi (a 8 euro per azione) per dotare Finmeccanica delle risorse per l’acquisto.

L’acquisizione fu completata il 22 ottobre. Secondo i dati riportati da R&S-Mediobanca, Drs è stata pagata 3,6 miliardi di dollari per cassa, oltre all’assunzione di 1,6 miliardi di indebitamento finanziario netto. Secondo i valori in euro, indicati nel bilancio 2008 di Finmeccanica, il gruppo ha pagato un corrispettivo di 2,372 miliardi, inoltre c’è stato un apporto all’indebitamento finanziario netto di poco più di 1,2 miliardi. Pertanto l’acquisizione è costata circa 3,6 miliardi in euro, tra contanti e debiti netti.

Non ci sono state però le sinergie industriali che Finmeccanica aveva immaginato tra Drs e le sue aziende italiane. Dato il ruolo strategico di Drs, le sue attività sono state schermate con la proxy. L’ex Finmeccanica non può dare indicazioni al management, che è americano e indipendente dal padrone italiano (ma non dal Pentagono). Guarguaglini aveva limitato la parte proxy a circa un terzo di Drs. Nella successiva gestione Giuseppe Orsi ha accettato la richiesta americana di aumentare proxy al 100 per cento. Così la distanza di Drs da Leonardo è aumentata. E addio ricadute sull’industria italiana.

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