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Leonardo, al via l’era di Profumo Ampio sostegno alla lista del Mef

L’annunciata battaglia di alcuni fondi sulla nomina di Alessandro Profumo al vertice di Leonardo, alla fine, non c’è stata. Nonostante la richiesta di rinvio a giudizio, firmata dalla procura di Milano per l’ex presidente di Mps, accusato, insieme ad altri ex manager della banca, di di falso in bilancio e manipolazione del mercato nel filone di indagine sulla presunta irregolare contabilizzazione dei derivati Santorini e Alexandria, fosse piombata alla vigilia dell’assemblea dei soci, chiamata ieri ad approvare il bilancio 2016 e a confermare l’indicazione dell’azionista-Tesoro, surriscaldandone il clima.
Nessun ribaltone, dunque. Anzi, una vittoria larga per la lista del Mef che includeva, oltre a Profumo e al presidente Gianni De Gennaro, indicato per un secondo mandato, come Marta Dassù, Marina Calderone, Guido Alpa e Fabrizio Landi, le new entry Luca Bader e Antonino Turicchi, direttore generale del Tesoro per la Finanza e le Privatizzazioni, e che in assise ha raccolto – presente il 67,4 del capitale – il 62,07% dei consensi. In soldoni, quasi il 12% del capitale in mano a fondi e investitori istituzionali – in sala si era registrato il 35% dell’azionariato – si è allineato al socio pubblico. Mentre le minoranze – che hanno ampiamente sostenuto la “clausola di salvaguardia” per il voto di lista (passata, in sede straordinaria, con oltre il 98% dei sì)- sono riuscite a coagulare attorno ai propri candidati il 37,05% di voti, confermando i quattro consiglieri uscenti (Paolo Cantarella, Dario Frigerio, Marina Rubini e Silvia Merlo) e incassando un “no” per il quinto nome proposto per il nuovo board, che è salito da 11 a 12 membri e che si è riunito per la prima volta dopo l’assemblea per conferire le deleghe operative al nuovo numero uno Profumo, intercettato poi dai cronisti per un primo commento a caldo dopo il voto. «Evidentemente anche gli azionisti istituzionali hanno apprezzato la lista che il Tesoro ha presentato – ha detto l’ex banchiere -. È un primo passo, poi ce ne saranno tanti altri da fare». Perché il gruppo che Mauro Moretti gli lascia in eredità ha avviato sì «una grande trasformazione», per dirla con le parole dell’ad uscente, ma il percorso non è ancora giunto al traguardo.
Un percorso, culminato nella nascita della “one company”, che Moretti ha puntualmente ricostruito snocciolando i numeri della nuova Leonardo. «Quando sono arrivato nel 2013 – ha spiegato l’ormai ex ad – il titolo quotava 5,8 euro in Borsa. Oggi, il valore è salito a 15,65 euro con una capitalizzazione triplicata a 9,050 miliardi. Sono stati tre anni belli, intensi e molto fruttuosi». In cui il gruppo, ha rimarcato ancora il ceo uscente, ha avviato una profonda ristrutturazione rifocalizzandosi sul core business, ricostruendo un nuovo modello operativo, organizzativo e di governance, e tornando così, dopo sei anni, a remunerare i propri soci con un dividendo da 0,14 euro per azione. Che, ha riconosciuto Moretti, «può essere ragionevolmente mantenuto nei prossimi anni con una curva incrementale», senza «turbamenti» per la società.
Al suo successore, poi, ha mandato un messaggio chiaro. «È bene che l’integrazione con la one company proceda a passo spedito senza ripensamenti e senza passi laterali». E non ha risparmiato una frecciatina all’azionista pubblico che pure ieri gli aveva concesso l’onore delle armi («ha raggiunto importanti risultati economici e organizzativi»). «Ringrazio il Tesoro – ha detto non senza una punta di ironia – per non avermi riconfermato altrimenti rischiavo di innamorarmi di Leonardo, come era successo con Fs. Adesso sono ancora nella fase di innamoramento».
Ma l’idillio è giunto ormai al capolinea. E Profumo sarà chiamato a raccogliere il testimone di Moretti che ieri, prima di congedarsi, ha promesso «a breve» possibili nuove commesse «come quella» sugli Eurofighter «col Kuwait». Dietro l’angolo c’è il Qatar. Entro fine giugno, infatti, il gruppo dovrebbe perfezionare con il prime contractor Fincantieri – che si è aggiudicata, lo scorso anno, la costruzione di sette navi destinate alla Qatar Emiri Naval Forces – il contratto di fornitura dei sistemi e sensori navali di ultima generazione per le sette unità. Il cui valore, secondo fonti di mercato, è stimato in 800 milioni di euro.

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