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L’ente Mps pronto a cedere il 15,5%

di Cesare Peruzzi

La Fondazione Monte dei Paschi ha chiesto alle banche creditrici di svincolare un ulteriore pacchetto di azioni Montepaschi, in modo da poter disporre non solo del 13% com'è adesso, ma dell'intero 15,5% messo sul mercato secondo le indicazioni dell'organo d'indirizzo. E intanto si prepara a vendere altre due o tre quote tra l'1 e il 2% a investitori finanziari.
Nè imprenditori, dunque, né fondi sovrani o di private equity. Nell'azionariato di Rocca Salimbeni dovrebbero entrare nuovi soggetti finanziari con strategie di medio-lungo termine. Il passaggio dei titoli, sotto la regìa degli advisor Mediobanca e Rothschild, avverrà ancora una volta "ai blocchi". L'obiettivo di Siena è quello di chiudere entro la settimana il capitolo delle cessioni urgenti, necessarie per reperire i mezzi (circa 700 milioni) con cui rimborsare due terzi dei 900 milioni di debito e assicurare almeno 100 milioni alla propria operatività corrente.
Ieri il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone ha annunciato di «non avere più azioni Mps» (fino a due mesi fa deteneva il 4,7%). La Fondazione Mps, dopo aver venduto il 4% alla famiglia Aleotti, è probabile che ceda fino al 15,5% di Banca Mps solo se l'occasione sarà buona, altrimenti si limiterà ad aggiungere un po' meno del 5% all'8,2% già passato di mano: una discesa che finora ha ridotto dal 49,1 al 40,9% la partecipazione dell'Ente nel capitale della banca guidata dal direttore generale Fabrizio Viola, oggi impegnato ad approvare i conti 2011 del gruppo.
Niente dividendo, avviamento dimezzato (in bilancio pesa per 6,5 miliardi), forte pulizia del portafoglio crediti: queste sono le attese degli analisti, a cui domani Viola illustrerà i risultati dell'esercizio insieme al presidente Giuseppe Mussari, in scadenza e dunque alla sua ultima uscita come numero uno di Banca Mps, dove sarà sostituito da Alessandro Profumo. Interpellati da Radiocor, gli operatori di Piazza Affari si dichiarano preparati a vedere un bilancio in profondo rosso per effetto dell'impairment test, cioè dell'adeguamento contabile dei valori dell'avviamento delle attività (il goodwill), così come hanno fatto i principali gruppi bancari italiani.
Nel caso di Siena, il taglio potrebbe essere di circa 3 miliardi (su 6,5) che, sempre secondo le attese degli analisti, impatterebbero su un risultato netto che nei primi nove mesi dell'anno era stato di 304 milioni e non più di dieci nell'ultimo trimestre. Con l'esercizio in rosso, la banca risparmierà però 160 milioni di costo annuale dei Tremonti bond (lo prevede la particolare natura di questi titoli ibridi sottoscritti dal Tesoro), e circa 60 milioni di cedole agli obbligazionisti del prestito Fresh 2008.
Gli operatori si aspettano poi una sensibile accelerazione delle svalutazioni su crediti, rispetto alla media degli ultimi trimestri. La "cura Viola" insomma parte dalla politica di bilancio del 2011. In attesa di scoprire i contenuti del nuovo piano industriale.

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