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Lente Bce sull’economia che rallenta «Cauti su tassi e riacquisto titoli»

Mario Draghi e il Consiglio dei Governatori della Bce prendono molto sul serio il rallentamento di inizio anno della crescita europea. Al punto che, di fronte all’impossibilità di interpretarne in questa fase iniziale le caratteristiche, nella riunione di ieri tenuta a Francoforte hanno evitato di discutere del corso della politica monetaria nei prossimi mesi. Prima di decidere il sentiero futuro, la Banca centrale europea dovrà capire a cosa è dovuta e che qualità ha quella che Draghi ha definito «la perdita di slancio»dell’economia. Il percorso Bce che i mercati immaginavano fino a qualche settimana fa potrebbe dunque cambiare: i tempi dell’uscita dalle misure non convenzionali allungarsi e dunque allontanarsi anche l’aumento dei tassi d’interesse.

Nella riunione di ieri, i governatori hanno lasciato invariati sia gli acquisti di titoli sui mercati (30 miliardi al mese, di certo almeno fino a settembre) sia le previsioni sul costo del denaro che resterà ai livelli attuali (a zero) fino a «ben dopo» la fine degli acquisti netti. Interessante però l’invito di Draghi a essere prudenti nell’iniziare a ridurre lo stimolo monetario: lo aveva già sottolineato più volte e ora l’andamento dell’economia dà forza alla sua linea. Ieri, ha in sostanza posto le basi per un possibile (per ora solo possibile, dipenderà dai numeri) allungamento del Quantitative Easing: se sui mercati molti immaginavano che gli acquisti di titoli potessero calare di quantità dopo settembre e finire con il 2018, ora non si esclude che continuino nel 2019. Il che significa che i tassi d’interesse non salirebbero per quasi tutto l’anno prossimo, non prima che Draghi termini il suo mandato nell’ottobre 2019.

«Siamo preoccupati per questi sviluppi», ha detto Draghi riferendosi al rallentamento economico: «Un declino che ha interessato tutti i Paesi e tutti i settori» e che in alcuni caso è stato «acuto e inaspettato». Non si è trattato di un allarme ma di un invito a leggere con cautela la situazione prima di prendere decisioni sulla politica monetaria futura, approccio condiviso da tutti i governatori. Ci sono state ragioni estemporanee, come il maltempo, gli scioperi in alcuni Paesi, il calendario particolare della Pasqua. Ma ci sono segnali che possono indicare qualcosa di meno contingente. Si tratta di capire — ha detto il presidente della Bce — se il rallentamento «è temporaneo o permanente, se dipende dalla domanda o dall’offerta, se è una semplice normalizzazione» dopo un periodo di crescita molto vivace o altro. E se ciò può indebolire la crescita strutturale dell’Eurozona.

«Cautela nel leggere la situazione — ha ribadito —. Temperata dalla immutata fiducia nella convergenza dell’inflazione verso il nostro obiettivo», cioè poco meno del 2% (per i prossimi mesi la Bce prevede l’1,5%). Con una precisazione fondamentale: la fiducia nella convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo è, secondo Draghi, data dal fatto che è in essere la politica monetaria espansiva della banca centrale. Dunque, procedere con «mano ferma». E — ha ribadito — «prudenza, pazienza, persistenza». Indicazioni maggiori sul futuro ora si attendono alla riunione del Consiglio Bce di luglio.

Draghi ha anche parlato della retorica protezionista di alcuni governi che potrebbe abbassare la fiducia e quindi gli investimenti. Ha ribadito la necessità di completare l’Unione bancaria dell’Eurozona e di accelerare sulle riforme strutturali nazionali, dal momento che nel 2017 non si è fatto molto. Infine, ha reso un sincero omaggio «all’indispensabile» Vitor Constancio, che ha partecipato ieri alla sua ultima conferenza stampa da vicepresidente della banca: dopo 18 anni alla Bce, otto da numero due e 33 nel mondo delle banche centrali. Benvenuto il suo successore, Luis de Guindos.

Danilo Taino

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