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Recovery, al Mef centro di comando e il fondo per prestiti e contributi

Sarà costituita il 1° gennaio prossimo la nuova unità di missione della Ragioneria generale dello Stato (Mef) che avrà il compito di «coordinamento, raccordo e sostegno» delle strutture del dipartimento «a vario titolo coinvolte nel processo di attuazione del Pnrr» (Piano nazionale di ripresa e resilienza). La nuova unità di missione, che sovrintenderà al trasferimento contabile delle risorse ai progetti ammessi al Piano e al monitoraggio sul loro utilizzo, è prevista dall’articolo 183 del Ddl di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri che definisce «il sistema di gestione e controllo» del Pnnr, saldamente nelle mani di Mef e Ragioneria.

La norma istituisce nel bilancio del Mef un fondo rotativo, articolato in due conti distinti, uno per i prestiti e uno per i contributi a fondo perduto. Le bozze della legge di bilancio in entrata in Consiglio dei ministri non prevedevano, però, ancora l’entità delle somme nazionali in dotazione che dovranno svolgere la funzione di «anticipazione rispetto ai contributi provenienti dall’Unione europea». A loro volta, i fondi Ue affluiranno su due distinti capitoli del bilancio dello Stato divisi in prestiti e fondo perduto. Il fondo rotativo anticiperà le risorse nazionali per i progetti ammessi al Piano e sarà reintegrato quando a quel progetto arriveranno risorse Ue.

Le singole amministrazioni titolari dei progetti finanziati saranno responsabili dell’attuazione nel rispetto di sana gestione e delle leggi nazionali ed europee, «in particolare per quanto riguarda la prevenzione, l’individuazione e la correzione delle frodi, la corruzione e i conflitti di interesse». Nell’attuazione dovranno rispettare cronoprogrammi, la Ragioneria fornirà un apposito sistyema informatico.

Sarà un Dpcm, infine, sempre su proposte del Mef, a definire le modalità di rilevazione dei dati di attuazione finanziaria, fisica, procedurale a livello di singolo progetto, da rendere disponibili in formato elaborabile, con particolare riferimento ai costi programmati, agli obiettivi perseguiti, alla spesa sostenuta, alle ricadute sui territori che ne beneficiano, ai soggetti attuatori, ai tempi di realizzazione previsti ed effettivi, agli indicatori di realizzazione e di risultato». È il primo atto della battaglia fra le tante banche dati pubbliche di monitoraggio degli investimenti e anche qui il Mef sembra partire in vantaggio.

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