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“L’energia non basta più: Enel venderà tecnologia i cinesi ci vogliono per questo”

Ingegner Starace, il premier Matteo Renzi sta chiedendo alle imprese di creare occupazione. A maggior ragione alle imprese controllate dal Tesoro. Ma, per le condizioni del mercato in Europa, la maggior parte della crescita dovrà avvenire all’estero. È così?

«Non è detto che andare all’estero significhi una mancata crescita in Italia, non è detto che l’equazione si risolva così. A patto di sfruttare il vantaggio tecnologico e di innovazione che abbiamo in questo momento rispetto ad altre aree del mondo: mi riferisco alle reti digitali, alle centrali a gas, alle rinnovabili, alle smart grid. In Italia ci sarà una crescita di tipo diverso, ma possiamo usare la leva degli investimenti nel resto del mondo. Perché possiamo vendere le competenze in quei paesi dove c’è grande fame di energia e hanno bisogno di nuove reti per alimentare sistemi industriali e città».
Avete appena siglato una joint venture con il principale gruppo cinese nella distribuzione di energia. Quali sono i vostri obiettivi? Crescere in Asia?
«Bisogna prima chiedersi perché la Cina fa accordi con noi. Perché ci ha riconosciuto una marcia in più sullo sviluppo tecnologico. Noi possiamo aiutarli a migliorare le loro prestazione sulla rete elettrica. Ma non è detto che investiremo per forza di cose in Cina, è più probabile che assieme in cinesi andremo in giro per il mondo a vendere le nostre le nuove tecnologie che andremo a sviluppare».
Le utility chiederanno al governo un provvedimento sul capacity payment? Oppure la soluzione sulla sovracapacità delle centrali deve essere presa dall’Europa?
«La soluzione al problema dell’eccesso di offerta di energia non può che essere europeo. Perché tutti i paesi dovranno, prima o poi, affrontare la questione. E non si possono avere tante singole soluzioni. Alle istituzioni della Ue abbiamo già posto la questione. Il capacity può essere solo una soluzione temporanea in attesa che nasca un mercato europeo dell’energia con regole comuni per tutti».
Cosa pensa della possibilità di ridurre il costo dell’energia in Europa sviluppando la ricerca di shale gas?
«A differenza di altri che parlano pur non conoscendo l’argomento, ammetto di non saperne troppo. Per quel poco, mi sembra di capire che il fenomeno per ora riguardi soltanto Stati Uniti e Canada e quindi sarebbero le aziende americane a condurre ricerche ed estrazione, nel caso, anche nel nostro continente».
Se il premier le chiedesse dei suggerimenti per il taglio della bolletta del 10 per cento alle Pmi cosa gli direbbe?
«Il governo ha già coinvolto tutti gli operatori. La soluzione è che vengano tagliati incentivi e contributi un po’ a tutti, eliminando sacche di privilegio, per mettere a disposizione fondi per il bene comune».
Confermate il progetto del rigassificatore di Porto Empedocle dopo che gli investimenti sono stati congelati per la crisi?
«Il progetto è stato autorizzato e vogliamo completare questa infrastruttura che sarà uno dei due o tre nuovi terminali che permetteranno all’Italia di diversificare le sue fonti di approvvigionamento del gas garantendo flessibilità e sicurezza ».
Conferma gli obiettivi di riduzione del debito? Venderete la partecipazione in Slovacchia?
«Il debito scenderà a 37 miliardi per la fine del 2014, così come previsto anche dal piano di cessione. Abbiamo asset in diversi paesi che potrebbero essere ceduti, compresa la partecipazione in Slovacchia».
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