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L’Enel cambia pelle l’energia verde supera carbone e gas

C’era una volta l’Enel delle enormi centrali a carbone e a gas. Un ruolo da protagonista imprescindibile delle fonti fossili che, in qualche caso, è diventato pure un primato assoluto: Porto Tolle, sul delta del Po, è stato a lungo il più grande impianto a carbone d’Europa. Ma tutto questo entro tre anni non ci sarà più: perché a fine 2019 si sarà consumato, a tutti gli effetti, il sorpasso delle rinnovabili all’interno delle fonti grazie alle quali Enel produce la sua energia.
La prova che documenta la fine di un’era e certifica l’avvento della successiva si trova tra le centinaia di tabelle che i manager di Enel hanno allegato alla revisione del piano industriale triennale, presentato ieri a Londra in un incontro con la comunità finanziaria.
Se a fine 2016, il totale della potenza installata dall’utility italiana nelle centrali termoelettriche sarà di 47,8 gigawatt contro i 37,3 gigawatt del totale delle rinnovabili, fra tre anni il rapporto verrà completamente ribaltato. Il combinato disposto di idro, eolico, solare e geotermico arriverà a 45,7 gigawatt di potenza, mentre le centrali alimentate a gas, carbone (e con quel poco di olio combustibile che ancora rimane) saranno ridimensionate (in parte chiuse e in parte vendute) e la loro potenza scenderà a 36,5 gigawatt.
Si tratta di un dato a livello globale, che rappresenta tutti gli impianti di Enel in giro per il mondo, dalla Spagna alla Russia, dalla Romania al continente sudamericano, dove è leader di mercato. Ma la tendenza comprende anche l’Italia. Enel ha avviato da oltre un anno il progetto “Futur-e”, una concorso di idee che mette a gara i siti di 23 centrali che sono state avviate a chiusura, tra cui la stessa Porto Tolle. E che verranno assegnati a quei progetti di riconversione economica che presenteranno “una nuova opportunità di sviluppo per il territorio” che ospita la centrale in disuso.
Il sorpasso delle rinnovabili, come ha spiegato l’amministratore delegato Francesco Starace, è rimarcato da un’altra tabella presentata a Londra e che rappresenta il quantum degli investimenti, sempre da qui al 2019. Il piano aggiornato prevede che Enel metta a disposizione per la crescita industriale 12,4 miliardi di euro di cui 11 miliardi (pari al 95 per cento del totale) destinati in misura pressoché paritetica alle rinnovabili e allo sviluppo delle reti, compresa la loro digitalizzazione. Mentre gli investimenti destinati alle centrali termoelettriche non saranno più di 800 milioni, meno del 6 per cento del totale. Il tema investimenti anticipa ancora una volta il futuro del settore, con le reti che insidiano a loro volta le rinnovabili. Perché anche le utility devono adeguarsi all’economia “circolare”, alla condivisione di beni e servizi. Occorre che l’energia prodotta sempre più da fonte rinnovabile (e spesso in eccesso) venga immagazzinata nelle batterie di nuova generazione, per essere utilizzata quando reti e contatori “smart” diranno dove è quando è necessario. Mente i contatori che abbiamo in casa ci diranno come rimodulare le nostre bollette per evitare sprechi a livello collettivo e risparmiare a livello personale.
Ecco perché, come è stato spiegato a Londra, gli investimenti nelle reti hanno raggiunto e saranno poi destinati a superare anche quelli nelle rinnovabili. Per approdare così nell’era della sharing economy dell’energia.

Luca Pagni

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