Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

L’endorsement di Obama a Letta “Impressionato dalla sua integrità l’Italia va nella direzione giusta”

NEW YORK — «L’Italia sta andando nella direzione giusta per stabilizzare la sua economia e per attuare le riforme che la renderanno ancora più competitiva. Voglio congratularmi con Letta per la fiducia ottenuta e per la legge di stabilità che ha appena varato»: Barack Obama sorride mentre parla nello Studio Ovale, ma il premier italiano fa ancora più fatica a trattenere un gesto di gioia. Si trattiene sulla sedia. Il rombo
delle polemiche, che arriva dal-l’Italia dove la manovra viene attaccata su più fronti, rimbalza contro i muri della Casa Bianca. Nella sua prima visita ufficiale a Washington Enrico Letta incassa qualcosa di più di un applauso di rito, un vero e proprio endorsement, che lui monetizza subito: «Sono molto soddisfatto. Le parole di apprezzamento del presidente americano non erano scontate alla vigilia, sono sincere e mi fanno piacere. Mi confermano che stiamo facendo bene e torno a Roma ancora più motivato e deciso a proseguire nel nostro lavoro».
Il clima è disteso, sereno e l’inusuale invito al pranzo di lavoro, dove partecipano anche il vicepresidente Joe Biden e il consigliere per la sicurezza Susan Rice ne è la conferma. Obama elogia l’Italia: «È un partner eccezionale, ci lega la storia e non solo l’amicizia». Poi si rivolge direttamente al premier: «Sono impressionato dalla sua integrità e dalla sua leadership. Apprezzo molto il suo impegno».
Letta ricambia: «L’accordo raggiunto dall’America sul debito è un successo per Obama ma anche per noi, che beneficiamo dei tassi di interesse che si sono ulteriormente abbassati. Tutti abbiamo bisogno di stabilità per mettere a posto i conti ». E parlando del default scampato il premier si concede una battuta: «Anch’io ho qualche problema in casa. Comunque anche qui perdono gli estremisti, questo mi suona familiare» e un ragionamento: «Il prossimo Parlamento europeo rischia di essere il più antieuropeo mai visto sino ad ora e questo mi preoccupa».
L’intesa tra i due ora si concretizzerà nell’azione all’interno dell’Ue, di cui Roma prenderà la presidenza nel secondo semestre 2014. Washington chiede da tempo un cambio di strategia e Letta la pensa allo stesso modo rivelandosi così un alleato prezioso nel cercare di mettere sotto pressione Angela Merkel, paladina del rigore ad oltranza: «La prossima legislatura europea, che noi guideremo, dovrà concentrarsi sulla crescita, l’epoca dell’austerità è finita adesso dobbiamo creare sviluppo e posti di lavoro, soprattutto per combattere la disoccupazione giovanile. I vincoli troppi rigidi sono stati un freno, bisogna voltar pagina ».
Così ora Obama è sicuro di «poter lavorare fianco a fianco con l’Italia » su un’agenda che abbia la crescita al primo posto perché «se sta bene l’Europa stanno bene anche gli Stati Uniti». E il premier italiano conferma: «L’ho invitato a Bruxelles l’anno prossimo: il rapporto con noi è un grande tema che riguarda il suo modo di ragionare, sulla necessità di lavorare insieme. Mi conforta molto perché anche io lo ritegno essenziale».
Poi dal presidente Usa arriva la benedizione su Expo 2015 con gli americani che parteciperanno grazie ad una collaborazione tra investitori privati e il Dipartimento di Stato: «Un’adesione strategica e molto importante per noi». E buone notizie anche sul fronte dell’accordo sul libero scambio: «Sono sicuro — dice ancora Letta — che si troverà un accordo nei primi mesi del 2014».
Oltre all’economia, l’altro capitolo è la sicurezza, la lotta al terrorismo con l’Italia «partner eccezionale e strategico grazie alle sue basi», come dice Obama che aggiunge: «In Afghanistan le vostre truppe hanno svolto un ruolo eccezionale ». I due parlano di Medio Oriente: Siria («Dove l’Italia dà un contributo importante») e di Iran con entrambi schierati a favore della svolta moderata di Rohani. Poi c’è il dossier Libia, con gli Usa che sperano in un ruolo chiave di Roma nella pacificazione del paese grazie anche «ai rapporti commerciali». E quello sull’immigrazione: «Il Mediterraneo non deve diventare un mare di morte e per riuscirci bisogna stabilizzare la situazione a Tripoli».
Passano i minuti e sembra impossibile tenere fuori il rumore delle polemiche romane, ma Letta resiste: «Monti e Fassina? Ne parliamo domani. Oggi mi tengo i complimenti, li metto nello zaino e me li porto a casa».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa