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L’Emilia è ripartita senza gli aiuti

Per ogni euro incassato da cittadini e imprenditori emiliani terremotati ce ne sono altri 25 fermi a Roma. Poco più di 200 milioni di aiuti erogati contro i 6 miliardi a fondo perduto per la ricostruzione stanziati dalla Cassa depositi e prestiti. Una sproporzione che racconta il lavoro enorme che c’è ancora da fare a due anni dal sisma che il 20 e 29 maggio 2012 ha colpito 58 comuni della via Emilia e provocato quasi 12 miliardi di danni (5,8 miliardi al sistema produttivo), con 27 vittime, 45mila persone coinvolte, 14mila case lesionate, 13mila attività economiche compromesse. E che conferma come l’Emilia terremotata si sia davvero arrangiata da sè per ripartire di fronte al moloch della burocrazia. Le compagnie assicurative hanno già rimborsato oltre 700 milioni di euro alle aziende (si stima sia un miliardo e mezzo la cifra dei danni privati coperta da polizze), contro appena 62 milioni erogati agli imprenditori dalla macchina pubblica con il meccanismo dei saldi ad avanzamento lavori.
E ora monta l’allarme ingorgo, con 4.500 pratiche Sfinge per il ripristino dei capannoni da sbrigare in regione a fronte di appena 512 procedure chiuse (per 342 milioni di euro di contributi concessi, meno del 20% già liquidato). Cui si sommano altre 8.300 domande Mude per gli edifici privati pronte ad accumularsi sulle scrivanie dei tecnici comunali: sono in tutto 12.617 le pratiche per le case, tra domande e prenotazioni, arrivate ai sindaci (tra cui oltre 8mila locali a uso produttivo tra uffici, negozi, magazzini); 4.348 quelle accettate; meno di 3mila quelle in pagamento per 440 milioni di euro di contributi; di cui, però, poco più di un terzo (160 milioni) incassati dai cittadini. «Non ce la faremo mai a terminare le opere di ricostruzione entro fine 2015, come previsto dalla normativa, è inutile illudersi, tanto vale prevedere fin da ora delle proroghe con dei meccanismi che incentivino i più veloci», è il primo appello che lancia Giovanni Messori, direttore di Confindustria Modena (la provincia dove si è concentrato l’80% dei danni). «Per non compromettere la liquidità delle nostre imprese, che si sono indebitate per ripartire, e la loro capaci di investimento – aggiunge – bisogna reinventarsi e accelerare le procedure con dei sistemi di pagamento forfettari e un saldo finale quando i controlli sulla rendicontazione saranno completati».
«La macchina è oliata, il meccanismo funziona ma abbiamo privilegiato trasparenza e legalità dei processi. Di fatto la ricostruzione è iniziata solo 15 mesi fa, con il Dpcm che ha riconosciuto la copertura dei contributi per il 100% dei danni. Sette famiglie su dieci sono tornate a casa e oggi sono solo 215 i lavoratori in Cig per il sisma rispetto ai 40mila iniziali», sottolinea il commissario straordinario alla ricostruzione, Vasco Errani, guardando il bicchiere mezzo pieno. E in effetti in due anni l’Emilia ha riscritto da zero la cornice normativa del post emergenza e della ripartenza – un patrimonio di norme da utilizzare in tempi rapidi per disegnare una legge nazionale – e ha portato a casa, da Roma e Bruxelles, finanziamenti a fondo perduto che coprono la quasi totalità dei danni. «Ci manca un miliardo per la copertura totale dei danni, ma stiamo lavorando per recuperarlo», afferma Errani. E qualcosa potrebbe arrivare dall’altro plafond della Cdp, quello per la moratoria: altri 6 miliardi per dilazionare il pagamento delle tasse utilizzato per soli 736 milioni, perché di fronte alla burocrazia gli emiliani hanno preferito pagare o ricorrere a prestiti alternativi agevolati concessi dalle banche.
«Neppure noi abbiamo ancora incassato un euro pubblico per le filiali inagibili nel cratere – afferma Luca Lorenzi, presidente dell’Abi regionale e responsabile CentroNord di UniCredit – ma sono ottimista, dobbiamo solo riuscire a velocizzare i pagamenti. Da luglio ci sarà una doppia erogazione mensile dei contributi e questo aiuterà. In fondo stanno arrivando ora i soldi per il terremoto dell’Umbria del 1997». Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bper e San Felice 1893 valgono assieme oltre la metà del mercato del credito nel cratere e gestiscono il 65% delle somme concesse per la ricostruzione: su 510 milioni in pagamento tra Mude e Sfinge hanno erogato finora appena 144 milioni. Da qui le stime del Sole-24 Ore sugli aiuti complessivi trasformati davvero in denaro sonante nell’area del sisma.
«La nostra idea è che chiuderemo il capitolo terremoto nel 2017-2018. Siamo a un 25% delle concessioni complessive – tira le somme il direttore generale delle Attività produttive in Regione, Morena Diazzi – abbiamo emesso 3.500 ordinanze per la ricostruzione, ce ne mancano altre 14mila. Rimpingueremo di personale gli uffici tecnici e quando saremo a pieno regime vogliamo rispettare il termine dei 60 giorni».

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