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L’elusione rosicchia l’Ue

L’evasione fiscale costa ogni anno ai paesi membri dai 50 ai 70 miliardi di euro. I disallineamenti sul fronte delle aliquote effettivamente applicate, inoltre, discrimina le aziende locali, sulle quali l’imposizione è mediamente il 30% più cara rispetto a quella che si trovano a pagare le multinazionali.

Per queste ultime, da monitorare saranno i tax rulings stato-impresa eccessivamente di favore. Sono questi alcuni dei punti critici toccati ieri dal commissario Pierre Moscovici nel corso del tax forum 2016 di Berlino. Tema al centro dell’incontro, lo spingere a tassare i profitti nel luogo in cui vengono prodotti e creare un sistema di prevenzione che segnali ex ante le transazioni sospette. Il tutto in presenza di una black list unica che includa sia i paesi che non hanno sottoscritto accordi sullo scambio automatico di informazione sia quelli che risultano non perfettamente compliant.

Leitmotive dello speech di Moscovici è stata la trasparenza, da perseguire secondo tre vie: in primo luogo, dando alle autorità fiscali i mezzi per riconoscere quali siano i versi soggetti intestatari di controllate e attività con base all’estero (è il caso dei trusts); secondariamente, un’operazione di rilevazione di coloro, paesi o società, che incentivano all’evasione (sull’esempio della Gran Bretagna che, dopo lo scandalo Panama Papers ha annunciato la punibilità per reato di evasione in capo ai funzionari di finanziarie che assistono il cliente nel frodare il fisco); infine, l’applicazione da parte di tutti gli stati membri del Common reporting standard, che permetterà a ogni amministrazione di avere i medesimi strumenti per schedare, seguire e segnalare i furbetti dell’erario.

Moscovici, facendo il punto sulle disposizioni contemplate dalla anti tax-avoidance directive, ha rimarcato come, in attesa di un via libera definitivo da parte del Consiglio europeo in arrivo per oggi, vi sono alcuni punti nella proposta di direttiva della Commissione Ue contro l’evasione fiscale che meritano particolare attenzione: anzitutto, il tasso minimo di imposta societaria al 15% che disincentiverà gli spostamenti di redditi prodotti da un paese all’altro, nonché un limite (pari al 20%) sulle deduzioni degli oneri finanziari aggiuntivi eccedenti. Si aggiungono al quadro le disposizioni per l’applicazione di una base imponibile consolidata (proposta che verrà rilanciata in autunno dalla stessa Commissione), la possibilità di un codice identificativo fiscale per le transazioni transfrontaliere e, infine, la lista nera unificata dei paesi black list, pronta a partire dal prossimo anno.

Gloria Grigolon

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