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Lehman pronta al voto sul piano

di Laura Serafini

Bryan Marsal, l'amministratore di Lehman Brothers, la banca americana finita in Chapter 11 nel 2008, getta il cuore oltre l'ostacolo e punta a stringere sul piano varato per arrivare ai rimborsi. Marsal ha depositato mercoledì sera una mozione presso il tribunale di New York per chiedere di avviare dal 22 luglio le procedure di voto sul piano da 61 miliardi di dollari e concluderle il 14 ottobre. Per il 17 novembre viene proposta la data per l'udienza di omologa del piano. Il tutto con l'obiettivo, seppure non dichiarato ufficialmente, di avviare probabilmente entro inizio 2012 una prima fase dei rimborsi. La tabella di marcia proposta da Marsal dovrà essere approvata dal giudice fallimentare: per ora è fissata al 28 giugno la prima udienza finalizzata all'approvazione del disclosure statement, ovvero il progetto di ristrutturazione presentato a fine gennaio, ma anche le modalità per procedere alla votazione. A questo proposito, dal documento depositato in tribunale emergono novità che potrebbero creare qualche problema per gli obbligazionisti italiani che hanno aderito alla registrazione collettiva dei crediti fatta dalle banche italiane. A differenza di quanto avvenuto per General Motors, dai documenti sembra di capire che l'amministratore di Lehman invierà a ogni singolo obbligazionista (questo vale solo per i bond emessi dalla società olandese Lbt) la scheda per votare e che dovrà essere quest'ultimo a preoccuparsi di spedirla compilata a New York. «Le modalità di voto indicate per i bond Lbt – osserva Raffaele Romano, che assieme ad Angelo D'Alessandro guida lo studio Sge – sono diverse dalla strada scelta da Gm, che aveva delegato le banche ad occuparsi di veicolare le procedure di voto dei clienti. Questo potrebbe determinare difficoltà per gli obbligazionisti che hanno aderito alle registrazioni collettive».

L'operazione, così come prevista, potrebbe sollevare obiezioni (come del resto già avvenuto per altri motivi con Gm) da parte delle banche italiane e dell'Abi, che potrebbero temere azioni legali nei loro confronti da parte di risparmiatori che non riuscissero a esercitare correttamente il diritto di voto (e un domani ad accedere ai rimborsi).

Non è detto, comunque, che modalità e tempistica proposte da Marsal siano rispettate: starà al giudice decidere. La strada verso l'approvazione del piano, d'altro canto, si prospetta in salita a causa dell'opposizione dei grandi creditori. A fine 2010 era stato un gruppo di fondi guidati dall'hedge fund di Paulson a presentare un piano alternativo per alzare le prospettive di rimborso. Marsal aveva dovuto così procedere a una rielaborazione del piano, presentata a fine gennaio, che tenesse conto in parte delle richieste dei fondi. Il progetto prevede di distribuire asset per 61 miliardi di dollari a fronte di crediti ammessi ai rimborsi per 322 miliardi, con un recovery rate per gli obbligazionisti italiani che migliora dal 20 al 24 per cento circa. Quel piano avvantaggia gli obbligazionisti a scapito, tra gli altri, dei creditori su derivati. È probabilmente per questo motivo che alcune banche d'investimento, tra cui Goldman Sachs, e altri fondi hanno già annunciato che presenteranno a loro volta un piano alternativo.

«Continuiamo a ritenere che il piano di compromesso economico che abbiamo proposto sia la via migliore per bilanciare interessi tra loro in competizione e ridurre al minimo la probabilità di anni di contenziosi costosi dall'esito incerto» ha spiegato Marsal dichiarandosi determinato «ad andare avanti».

 

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