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Lehman cambia ancora il piano

di Laura Serafini

L'amministratore di Lehman Brothers Holding, la banca americana finita in Chapter11 nel 2008, rimetterà mano per la seconda volta al piano di ristrutturazione. Una richiesta in tal senso è stata avanzata nei giorni scorsi da Alvarez&Marsal al tribunale di New York, che aveva fissato per il 28 giugno prossimo l'udienza per la validazione di quel piano. A&M ha contestualmente annunciato che intende chiedere uno slittamento di quell'udienza. La mossa a sorpresa arriva con tutta probabilità per cercare un punto di mediazione con due gruppi di importanti creditori, che avevano a loro volta presentato piani di rimborso alternativi e contrapposti tra loro al punto da rischiare una sorta di guerra di tutti contro tutti al momento del voto. L'ipotesi che si vada verso un compromesso sembra suffragata dal fatto che i creditori raccolti attorno al fondo hedge di Paulson (che rappresenta crediti per 19,6 miliardi di dollari, di cui 16 su bond) e quelli rappresentati da Goldman Sachs (circa 20 miliardi, tutti su derivati) hanno già manifestato l'intenzione di concordare con un'eventuale slittamento dell'udienza. Ma anche la controllata olandese di Lehman, Lbt, che ha emesso i bond in Italia e che rappresenta crediti su obbligazioni per 33 miliardi, aveva avanzato riserve sul piano originario di A&M.

Bryan Marsal ha sempre sottolineato come la sua strategia punti proprio sulla mediazione per evitare i contenziosi. Anche se questa linea sta allungando oltre misura i tempi per arrivare ai rimborsi, mentre lo staff di esperti e di legali assoldati da A&M continua a percepire cospicue commissioni. L'ultima elaborazione del piano dell'amministratore di Lehman prevedeva tassi rimborso per i bond emessi in Usa del 21,4% (per quelli emessi in Europa da Lbt circa il 25%), mentre Paulson propone una soglia più alta: il 25,4% (il 29% per quelli emessi da Lbt). Il piano proposto da Goldman Sachs, invece, penalizza gli obbligazionisti privilegiando i crediti sui derivati: per i crediti su commercial paper sono previsti tassi di recupero del 60,4% (contro il 51,9% previsto da A&M), per i crediti su commodity service del 59,2% (contro il 49,8% di A&M).

È davvero difficile immaginare come farà Alvarez&Marsal a trovare un punto di equilibrio tra interessi così contrapposti. In ogni caso, se volesse forzare la mano e andare al voto in uno scenario di contrapposizione, nessuno dei piani alternativi è sostenuto da una quantità di crediti sufficiente a prevalere sugli altri. Il monte complessivo dei crediti è infatti pari a 322 miliardi dollari. «L'unica strada per raggiungere una maggioranza sufficientemente forte potrebbe essere quella di una coalizione di voto tra i gruppi di grandi creditori al solo scopo di bocciare il piano di A&M – spiega Raffaele Romano dello studio Sge –. Ma per ora ogni congettura è prematura». La risposta, in ogni caso, si avrà nei prossimi giorni perchè sicuramente l'amministratore di Lehman presenterà il piano rivisto e corretto prima del 28 giugno.
 

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