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Legittimo l’uso del credito Irpef «smarrito» dal professionista

Non sono dovute imposte e sanzioni per l’utilizzo in compensazione di un’eccedenza Irpef maturata in un’annualità per la quale l’omessa presentazione della relativa dichiarazione è imputabile al professionista incaricato, purché il contribuente provi l’esistenza del credito. È quanto emerge dalla sentenza 3641/2014 della Ctr Lombardia.
La controversia riguarda un atto di recupero con il quale l’agenzia delle Entrate contesta l’utilizzo in compensazione di un credito Irpef maturato nell’annualità precedente in cui è stata omessa la dichiarazione e richiede le relative imposte e sanzioni.
Il contribuente, dopo aver presentato senza successo un’istanza di autotutela per il riconoscimento del credito, ha impugnato l’atto sostenendo che, seppur non dichiarato, il credito era effettivo. Il ricorrente, inoltre, dimostrava l’esclusiva colpa e responsabilità del professionista incaricato producendo in giudizio copia della sentenza penale di condanna pronunciata dal tribunale nei confronti del consulente che non aveva presentato la dichiarazione dei redditi.
L’ufficio, costituitosi in giudizio, ha rivendicato il proprio diritto al recupero di un credito proveniente da una dichiarazione omessa, sostenendo che il contribuente avrebbe potuto richiedere a rimborso tale eccedenza, ma non utilizzarla in compensazione.
I giudici di primo grado hanno respinto il ricorso pur riconoscendo non dovute le sanzioni conseguenti alle responsabilità del professionista incaricato della presentazione della dichiarazione.
Così il contribuente ha presentato appello riproponendo il suo reclamo, sulla base della documentazione attestante la responsabilità del consulente e l’esistenza del credito, e richiedendo l’applicazione del principio in base al quale gli uffici devono evitare contenziosi, se e nei casi in cui il contribuente provi l’effettività del credito.
Il collegio di secondo grado ha accolto il reclamo del contribuente evidenziando che l’appellante ha dimostrato sia che le responsabilità per l’omissione della presentazione della dichiarazione erano imputabili al professionista incaricato sia che il credito d’imposta oggetto della compensazione era legittimo ed esistente.
Con riferimento a quest’ultimo aspetto, i giudici hanno fondato le proprie conclusioni ispirandosi ai principi contenuti nella circolare 21/2013, che ha cambiato l’orientamento espresso nella circolare 34/2012 stabilendo che «la dimostrazione dell’esistenza contabile del credito pone il contribuente, ancorché tardivamente, nella medesima condizione in cui si sarebbe trovato qualora avesse presentato la dichiarazione».
Nel caso in esame la documentazione prodotta in giudizio dal contribuente è stata considerata idonea a suffragare l’esistenza del credito vantato e, conseguentemente, il collegio ha ritenuto che anche l’ufficio dovesse riconoscere la legittimità e la sussistenza del credito compensato.
La commissione osserva, infine, che «il preteso pagamento del credito compensato costituisce un indebito illecito arricchimento dell’erario che duplicherebbe imposte già assolte dal contribuente, concretando una surretizia irrogazione di sanzioni non previste dalle norme di legge».

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