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Legittima l’ipoteca sul bene nel fondo patrimoniale

È legittima l’ipoteca sull’immobile in un fondo patrimoniale se non si dimostra che il debito tributario non è stato contratto per i bisogni della famiglia ma per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi speculativi. E questo anche se le passività scaturiscono dall’attività imprenditoriale svolta. A precisarlo è la sentenza 98/2/2013 della Commissione tributaria di primo grado di Bolzano.
Il contenzioso scaturisce dal ricorso presentato da due coniugi contro l’iscrizione ipotecaria effettuata da Equitalia su un immobile di loro proprietà. A seguito di debiti tributari di diversa natura relativi all’attività imprenditoriale del marito, l’agente della riscossione ha provveduto a iscrivere nel 2005 e nel 2007 due ipoteche (articolo 77 del Dpr 602/1973) su un immobile cointestato al marito e alla moglie e precedentemente conferito in un fondo patrimoniale. I ricorrenti hanno prima ottenuto la sospensione della misura e poi ne hanno chiesto l’annullamento sollevando anche alcuni vizi procedurali tra i quali la mancata comunicazione alla moglie dell’avvenuta iscrizione ipotecaria. Gli interessati sostengono che l’immobile non possa essere ipotecato in quanto i debiti derivano dall’impresa edile del marito e quindi estranei all’interesse della famiglia.
I giudici respingono il ricorso. Il collegio rileva che la quota di proprietà della moglie non è stata sottoposta ad alcun vincolo per cui nessuna comunicazione sull’iscrizione ipotecaria le era dovuta. Poi la Commissione altoatesina osserva che il fondo patrimoniale è stato costituito successivamente ad alcuni dei debiti che hanno originato le ipoteche per cui potrebbe essere stato fatto con lo scopo di sottrarre i beni alle azioni esecutive del Fisco.
Nel merito il collegio di primo grado condivide l’orientamento della Cassazione secondo il quale «l’accertamento relativo alla riconducibilità dei debiti alle esigenze della famiglia costituisce un accertamento istituzionale rimesso al giudice di merito». E nei bisogni della famiglia vanno comprese anche le esigenze volte al «pieno mantenimento e all’armonico sviluppo» della stessa con esclusione delle sole «esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi». Sempre secondo l’indirizzo di legittimità, spetta al debitore provare che i debiti per i quali è stata iscritta l’ipoteca sono stati contratti per uno scopo estraneo ai bisogni della famiglia e che il creditore era a conoscenza di tale circostanza. Anche se derivanti dall’esercizio dell’attività imprenditoriale del marito, i debiti erariali sono – secondo la sentenza – riferibili ai bisogni della famiglia in assenza delle prove che le imposte dovute derivano da attività meramente speculativa o per esigenze puramente voluttuarie.

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