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Leggere in digitale costa meno

La legge di Stabilità, in vigore dal 1° gennaio scorso, ha ridotto l’Iva sui libri «immateriali» scaricati attraverso internet dal 22 al 4%. Soltanto sui libri, però: quotidiani e periodici online restano al 22%. La riduzione favorisce solo i consumatori italiani: per effetto del cambio delle regole sulla territorialità dei servizi elettronici B2C, infatti, queste prestazioni sono sottoposte all’Iva nel paese in cui è stabilito il destinatario. Nel panorama dell’Ue, oltre all’Italia, sono due i paesi che, sfidando le regole comunitarie, applicano agli e-books un’aliquota Iva ridotta: la Francia e il Lussemburgo, che per questo motivo hanno un contenzioso aperto con la commissione europea (la quale avrà certamente preso di mira anche l’Italia).

La disposizione della legge 190/2014. L’art. 1 della legge n. 190/2014, al comma 667, stabilisce che ai fini dell’applicazione della tabella A, parte II, numero 18), allegata al dpr n. 633/72, ove è prevista l’aliquota del 4% sui prodotti editoriali stampati (libri, quotidiani, periodici), sono da considerare libri tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica. L’aliquota del 4% risulta così estesa, a decorrere dalle operazioni effettuate dal 1° gennaio 2015, anche ai libri immateriali trasmessi via internet. Il riferimento al codice identificativo ISBN (International Standard Book Number), presente solo sui libri, esclude che l’aliquota ridotta possa applicarsi anche agli altri prodotti editoriali veicolati elettronicamente: sull’acquisto dell’edizione online di un quotidiano o di una rivista, pertanto, si continuerà a pagare l’aliquota Iva ordinaria, attualmente del 22%.

Libri su supporti fisici non cartacei. La nuova disposizione menziona, come si è visto, anche i libri su qualsiasi supporto fisico, anche non cartaceo, quali cd-rom, chiavette Usb ecc.; ciò non ha però una portata innovativa, trattandosi sostanzialmente della conferma normativa dell’interpretazione già fornita dall’agenzia delle entrate. Infatti, prendendo spunto dalla direttiva 2009/47/Ce del 5 maggio 2009, che ha modificato l’elenco dei beni e servizi assoggettabili all’aliquota Iva ridotta (allegato III alla direttiva Iva del 2006) aggiungendo ai «libri» la specificazione «su qualsiasi tipo di supporto fisico», la risoluzione n. 223/2009 dell’Agenzia delle entrate aveva già riconosciuto applicabile l’aliquota Iva del 4% alle cessioni di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico non cartaceo, quali cd, cd-rom ecc.

Con la recente circolare n. 23 del 24 luglio 2014, inoltre, l’agenzia ha ritenuto che, per ragioni logico sistematiche, l’equiparazione sancita dalla direttiva del 2009 possa valere non solo ai fini dell’aliquota, ma anche ai fini dell’applicazione del regime speciale per l’editoria previsto dall’art. 74, dpr n. 633/72. Conseguentemente, la circolare ha dichiarato applicabile il regime speciale anche ai libri registrati su cd, cd-rom o qualsiasi supporto fisico analogo, che riproduca (in formato video o audio) essenzialmente le stesse informazioni contenute nei libri stampati.

Successivamente, sulla portata della direttiva 2009/47 si è pronunciata la Corte di giustizia Ue con la sentenza 11 settembre 2014, C-219/13, dichiarando che la direttiva non impone agli stati membri che applicano un’aliquota Iva ridotta sui libri stampati di estenderla anche a quelli realizzati su supporti fisici diversi, ad esempio cd, cd-rom, chiavette Usb, salvo il caso in cui i prodotti delle due tipologie, nell’ottica delle esigenze del consumatore, siano simili. In seguito alla modifica apportata dalla direttiva del 2009 all’alleato III, punto 6, della direttiva Iva, con la quale gli stati membri sono stati autorizzati ad estendere l’applicazione dell’aliquota ridotta, già prevista per la fornitura di libri stampati, anche a quelli realizzati su qualsiasi tipo di supporto fisico, era stata infatti sollevata la questione se uno stato membro che sottopone la fornitura di libri stampati su carta a un’aliquota Iva ridotta sia tenuto a estendere l’agevolazione alla fornitura di libri pubblicati su qualsiasi supporto fisico diverso dalla carta.

La sentenza della Corte ha escluso che la modifica comporti una tale conseguenza, in quanto spetta comunque agli stati membri stabilire a quali supporti fisici applicare l’aliquota ridotta, nel rispetto però del principio di neutralità, che impedisce che beni o servizi simili, che si trovano in concorrenza tra loro, siano trattati in modo diverso. Per stabilire se i prodotti siano simili, spiega la Corte, occorre principalmente tenere conto del punto di vista del consumatore medio, in relazione alla comparabilità nell’uso. Spetta dunque al giudice nazionale verificare, nel caso concreto, se i libri stampati su carta e quelli che sono pubblicati su supporti fisici diversi siano prodotti idonei a essere considerati simili in quanto presentino proprietà analoghe e rispondano agli stessi bisogni del consumatore.

Libri trasmessi per via elettronica. I libri «immateriali» trasmessi per via elettronica, comunque, sono una cosa differente rispetto ai libri digitali realizzati su supporto materiale, ancorché non cartaceo.

Come ricorda la citata circolare n. 23/2014, i prodotti editoriali diffusi per via telematica integrano la nozione di «commercio elettronico diretto», che ai fini dell’Iva è classificato non fra le cessioni di beni, ma fra le prestazioni di servizi, per cui non può fruire né del regime speciale per le cessioni di prodotti editoriali, né dell’aliquota Iva del 4% prevista per tali cessioni. Il regolamento Ue n. 282/2011 è chiarissimo al riguardo, in quanto menziona espressamente tra i servizi elettronici il «contenuto digitalizzato di libri e altre pubblicazioni elettroniche» e gli «abbonamenti a giornali o riviste online». Altrettanto chiaramente, l’art. 98 della direttiva Iva stabilisce che «le aliquote ridotte non si applicano ai servizi forniti per via elettronica». La legge n. 190/2014, disponendo l’applicazione dell’aliquota del 4% agli e-books, sembra quindi in aperto contrasto con la normativa comunitaria sinteticamente riportata sopra. Senza dire del fatto che la stessa normativa non consente agli stati membri di ampliare il raggio d’azione delle eventuali aliquote inferiori al 5% previste dalle normative nazionali alla data del 1° gennaio 1991.

Questi dubbi trovano concreto riscontro nei due ricorsi per inadempimento che la Commissione europea, a conclusione dei procedimenti d’infrazione, ha presentato nel 2013 alla Corte di giustizia Ue contro la Francia e il Lussemburgo, in relazione alle disposizioni nazionali che assoggettano, a suo avviso illegittimamente, i libri elettronici alle aliquote ridotte, rispettivamente, del 5,5% e del 3%. Con la norma della legge di Stabilità, pertanto, anche il nostro paese si è esposto alla procedura di infrazione e può solo sperare che la corte di giustizia, a dispetto di quello che parrebbe essere un contesto normativo molto chiaro, dichiari non fondati i rilievi della commissione europea. Ad ogni modo, per il momento i libri elettronici «scaricati» via internet dai consumatori italiani pagano l’Iva del 4%.

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