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Legge Vassalli già in linea con la Ue

La legge Vassalli non aveva bisogno di essere stravolta. Non almeno avendo come “scusante” (sedicenti) obblighi europei. La Corte di cassazione, con la sentenza n. 4446 della Terza sezione civile depositata ieri, prende posizione in una fase certo precedente all’approvazione della legge di riforma della responsabilità dei magistrati appena andata in «Gazzetta», ma non certo neutra, visto che del tema si discuteva da tempo e che tra le motivazioni delle correzioni alla legge erano state più volte evocate sanzioni comunitarie in arrivo in caso di perdurante inerzia del legislatore.
La Corte però di fronte al ricorso presentato da un avvocato che sollecitava il risarcimento dei danni subiti dalla condotta di alcuni magistrati, sostenendo anche che, dopo la sentenza della Corte di giustizia del 24 novembre 2011, non è più necessario che il magistrato abbia agito con dolo o colpa grave, ma è invece sufficiente la manifesta violazione del diritto vigente. Nel ricorso veniva anche precisato che la sentenza della Corte Ue, riconoscendo la violazione del diritto dell’unione da parte dello Stato italiano sul fronte della disciplina della responsabilità civile dei magistrati impone al giudice nazionale la disapplicazione della legge Vassalli, la 117 del 1988. Dalla sentenza discende, per il ricorrente, il principio che anche l’attività di interpretazione può comportare responsabilità per danni e che la colpa grave esiste anche per la manifesta violazione del diritto vigente dello Stato.
La Cassazione non è stata però di questo parere e ha messo in evidenza come la sentenza europea ha inciso nel nostro ordinamento in maniera limitata. La sentenza, ricorda la Corte, ha fondato la responsabilità dell’Italia perchè ha escluso ogni responsabilità dello Stato per i danni provocati in seguito a violazione del diritto dell’Unione.
A prescindere da ogni considerazione sul profilo della distinzione tra la nozione di colpa grave contenuta nella Vassalli e violazione manifesta del diritto vigente individuata dalla giurisprudenza della Corte Ue.
Conclusioni che, per la Corte, non sono però smentite da una lettura complessiva dell’impianto della stessa Vassalli, «essendo pacifico che la responsabilità civile dello Stato sussiste per le violazioni del diritto dell’Unione imputabili a un organo giurisdizionale di ultimo grado». È invece del tutto «arbitrario» affermare che la precisazione contenuta nella sentenza europea possa avere stravolto l’intero sistema della Vassalli.
Va invece affermato, sottolinea la Cassazione, che l’attività di interpretazione della legge rimane estranea al perimetro della responsabilità civile dei magistrati. Come pure è evidente, scrive la Corte, che il requisito del dolo o della colpa grave non è stato modificato dalla pronuncia della Corte di giustizia.
Ne deriva anche, puntualizza la Cassazione, che la struttura complessiva della legge Vassalli è rimasta nel complesso inalterata anche dopo la sentenza Ue, ed è «fuor di luogo» ipotizzare che ne derivi «addirittura, un obbligo generalizzato di disapplicazione della normativa interna in nome del principio di prevalenza del diritto comunitario. Il che vale sia per la normativa nazionale nel suo complesso che più direttamente per la permanenza della cosiddetta fase di filtro (poi soppressa dalla riforma, ndr) costituita dal giudizio di ammissibilità».

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