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Legge di Stabilità, tre voti di fiducia

«La legge di Stabilità ha questo messaggio: diminuire la spesa pubblica e invertire la tendenza all’aumento delle tasse». Questo «è il nostro obiettivo» ma dovrà essere anche quello «del prossimo governo», dice da Londra il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, escludendo la necessità di nuove manovre correttive, nel giorno in cui dopo un lungo e acceso dibattito in commissione Bilancio, la legge di Stabilità del 2013 sbarca nell’Aula della Camera. Profondamente rivista e corretta rispetto al suo impianto originario.
Anche la notte scorsa, nell’ultimo dibattito in Commissione sugli emendamenti, il governo è stato battuto dalla maggioranza un paio di volte. Nonostante il parere negativo «di merito» del governo, la Commissione ha approvato uno stanziamento di 250 milioni di euro per le Regioni e i Comuni colpiti dal maltempo di questi ultimi giorni, «pescandoli» dai fondi messi da parte per finanziare la detassazione del salario di produttività. «Un errore» secondo il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, che tuttavia ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Un’altra sconfitta il governo l’ha rimediata sulle norme che allentano il blocco del turn-over nel comparto della sicurezza, e lo stesso presidente del Consiglio, Mario Monti, è dovuto intervenire nella notte per convincere i deputati a non modificare le norme sulle pensioni di guerra, promettendo una loro modifica al Senato.
Alla Camera si profila dunque una terza lettura. Dopo la discussione generale, iniziata ieri, martedì prossimo in Aula il governo porrà ben tre questioni di fiducia, che saranno ai voti il giorno successivo, con il via libera definitivo al provvedimento atteso giovedì prossimo. Al Senato, oltre alla questione delle pensioni di guerra, e alla Tobin tax, si discuterà probabilmente anche dei fondi per le scuole paritarie. Sono 223 milioni già stanziati in bilancio e che, con un emendamento della maggioranza sul quale il governo era contrario, saranno esclusi dal computo del Patto di Stabilità per i Comuni.
Il pacchetto di misure fiscali, ampiamente rimaneggiato in Commissione, non dovrebbe comunque subire più modifiche. Saltata la riduzione di un punto dell’Irpef sui primi due scaglioni di reddito, cancellata la stretta su detrazioni e deduzioni, limitato all’aliquota del 21% l’aumento di un punto dell’Iva, la manovra profila nuovi sgravi fiscali per le famiglie e le imprese. Per i figli a carico la detrazione aumenterà di 150 euro, di 320 euro per i figli minori di tre anni e di 400 euro per i figli disabili.
Nel 2013 partirà anche il fondo per la riduzione della pressione fiscale, alimentato dal taglio delle agevolazioni fiscali, dai risparmi dovuti al calo degli spread, dalla lotta all’evasione. Per i lavoratori dipendenti ci sarà la detassazione dei salari di produttività, ma con un taglio dei fondi disponibili per quest’anno: 950 milioni, contro un miliardo nel 2014 e altri 200 milioni nel 2015.
Nel 2014 toccherà alle imprese, con un taglio del cuneo fiscale per 700 milioni, attraverso l’aumento delle deduzioni forfettarie per le assunzioni dei giovani e dei lavoratori nel Mezzogiorno. Subito, invece partirà un fondo per escludere dall’Irap le piccolissime imprese e gli autonomi che non hanno dipendenti a carico: vale 540 milioni tra il 2013 e 2014. Parte dei fondi per la riduzione del cuneo fiscale arriverà anche dal Fondo alimentato dalla revisione degli incentivi alle imprese.
L’aumento dell’Iva dal 4 al 10% sulle prestazioni delle cooperative sociali viene posticipato al 2014, mentre slitta al 2013 il pagamento dell’imposta sugli immobili e le attività finanziarie detenute all’estero ed è stata ripristinata la clausola di salvaguardia sulla tassazione del Tfr. Tra le modifiche apportate dal Parlamento anche i nuovi fondi per far fronte al problema dei cosiddetti «esodati». Oltre ai nove miliardi già stanziati, e ai 100 milioni aggiunti dalla legge di Stabilità, se fosse necessario, scatterebbe la deindicizzazione per le pensioni superiori a sei volte il minimo.
«Nel 2013 il nostro bilancio sarà in pareggio strutturale e non vedo la necessità di altre manovre di aggiustamento anche dopo le elezioni, ed anche con una crescita debole dell’economia, a meno di eventi imprevedibili. Il bilancio è in pareggio – ha detto Grilli in un’intervista al Financial Times – anche se c’è necessità di modificare la sua composizione, perché è troppo sbilanciata sulle tasse: dovremo tagliare la spesa per ridurle, e questo migliorerà le prospettive di crescita» ha detto Grilli. Secondo il quale le prossime elezioni sono benvenute, perché «per far avanzare riforme così importanti, c’è bisogno di un forte mandato politico. Ecco perché le prossime elezioni sono benvenute: ottenere un forte mandato politico dai nostri cittadini è cruciale» ha aggiunto il ministro dell’Economia. «Una strategia importante seguita dal nostro governo è stata quella di integrare le riforme nel sistema, così che non possano essere evitate: chiunque governerà tra sei mesi avrà davanti a sé un cammino ben tracciato».

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