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Legge di stabilità, la Ue apre

È fissata per lunedì prossimo la presentazione da parte della Commissione europea dell’attesa opinione sul bilancio previsionale per il 2015. Prosegue tra Roma e Bruxelles un negoziato che ha avuto anche una appendice importante questo fine settimana a Brisbane con un incontro al vertice. In cambio di una netta accelerazione delle misure di modernizzazione dell’economia italiana, la Commissione europea potrebbe optare per la mano leggera sul fronte delle finanze pubbliche.
La partita è lunga, e potrà dirsi terminata solo il 24 novembre. Nel frattempo, l’incontro che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha avuto con il premier italiano Matteo Renzi in Australia domenica scorsa a margine del G-20 è servito per appianare le differenze di opinione emerse a colpi di dichiarazioni alla stampa, e scambiarsi idee su come affrontare l’elevato indebitamento pubblico in un momento economico debole e in un contesto sociale fragile.
A quanto risulta, l’incontro, preparato accuratamente per parte italiana da diplomatici della Farnesina e funzionari del Tesoro, è stato positivo. La Commissione sta valutando se concedere all’Italia le attenuanti di una crisi economica molto grave, evitando di chiedere al governo nuove misure di risanamento del bilancio. In cambio, tuttavia, il paese sarebbe chiamato a imprimere una netta accelerazione sul fronte delle riforme. «Da qui ad aprile il cambio di passo deve essere significativo», spiega un negoziatore.
In ottobre, la Commissione europea ha preferito non bocciare d’emblée il bilancio previsionale del 2015, nonostante evidenti debolezze, rinviando all’opinione che verrà pubblicata il 24 novembre. In cambio, tuttavia, Bruxelles ha chiesto e ottenuto che l’aggiustamento strutturale del deficit salisse dallo 0,1% previsto dal governo allo 0,3% del prodotto interno lordo. Le regole europee, per un paese con un elevato debito pubblico, prevedono un aggiustamento di almeno lo 0,5%.
In più di una circostanza in questi ultimi mesi, l’establishment europeo ha spiegato che alla luce della situazione economica bisogna utilizzare pienamente la flessibilità delle regole di bilancio. L’Italia ha sostenuto in vari consessi che la situazione economica è fragile e che il momento sociale è teso. La stessa Commissione ha notato nelle sue ultime stime economiche che il 2014 sarà il terzo anno di recessione e che l’output gap, il divario tra crescita potenziale e crescita reale, è particolarmente ampio.
C’è di più: in un documento di ricerca all’inizio del mese, l’esecutivo comunitario dava ragione alla posizione del Tesoro italiano, precisando che «la correzione dello squilibrio provocato dal debito pubblico non è facilitato dalla perdurante crescita negativa e dalla bassa inflazione». Peraltro, qui a Bruxelles, nessuno è rimasto indifferente dinanzi alle manifestazioni in alcune città italiane e alle divisioni nella maggioranza di governo, provocate ambedue dalle proposte di modernizzazione economica del governo.
La partita del 24 novembre non può dirsi comunque terminata. Come potrà la Commissione essere sicura delle riforme che Roma dovrebbe attuare entro aprile-maggio quando Bruxelles pubblicherà nuove raccomandazioni-paese? È possibile per la Commissione assolvere l’Italia ed eventualmente punire la Francia, i cui conti pubblici sono alla deriva? Bruxelles deve presentare un pacchetto di opinioni sui bilanci che sia economicamente equilibrato, politicamente convincente, strutturalmente coerente.
«Non deve sorprendere se l’iter parlamentare sulla riforma del mercato del lavoro (Jobs act) stia subendo una accelerazione», nota il negoziatore bruxellese. Se le impressioni raccolte qui a Bruxelles fossero confermate lunedì, nei fatti l’Italia avrebbe guadagnato tempo. Un nuovo esame avverrà all’inizio del 2015. A quel punto, se le riforme economiche non fossero state pienamente approvate, adottate e applicate, evitare la mano pesante comunitaria sarebbe molto difficile.
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