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Legge di stabilità al voto di fiducia Entrate, dubbi Ue

ROMA.
Tra oggi e domani al Senato la fiducia sulla legge di stabilità. Il maximendamento presentato ieri sera dal governo, che ha dato il via libera alla procedura parlamentare, ricalca sostanzialmente il testo uscito dalla Commissione Bilancio. Tra le novità il pacchetto- casa le esenzioni Tasi (figli, separati, disabili, canoni concordati), il tetto a 1.000 euro per il contante nei money transfer, la dilazione in 10 rate del canone Rai in bolletta elettrica, la sanatoria delle delibere ai Comuni che rischia di provocare nuovi aumenti sulla Tasi di quest’anno in pagamento il 16 dicembre o a gennaio. Interventi anche sull’Iva: resta al 10 per cento quella sugli ormeggi brevi, bloccata al 22 per cento quella sul pellet e sale dal 4 al 5 per cento l’aliquota sulle cooperative sociali. Molte micromisure: fondi per terme , gran premio di Monza, Lsu di Palermo e parchi. La Camera eredita i nodi più complessi: interventi per il Sud e flessibilità pensionistica.
Intanto la Commissione europea, nel documento tecnico che contiene il parere sulla legge di stabilità, come ha riferito “Il Velino”, esprime valutazioni diverse dal governo sull’aggiustamento strutturale (inferiore nel 2015) e il deficit nominale e strutturale (più elevato nel 2016). Il documento attribuisce la differenza nelle stima ad una «valutazione più prudente delle entrate previste e di alcune misure contenute nella manovra, come le risorse aggiuntive dei giochi».
Torna in primo piano intanto la questione del fisco delle imprese. Il carico fiscale complessivo sulle imprese in Italia è il più alto d’Europa: è 64,8 per cento (la Francia è seconda con il 62,7 per cento e la media europea è del 40,6 per cento). A pesare sulle imprese del nostro paese è la componente lavoro (43,4 punti di cui 7 attribuibili al Tfr). Elevato anche il tempo medio annuale per gli adempimenti tributari: 269 ore, subito prima del Burkina Faso e dopo la Tailandia. Anche il numero di pagamenti annuali al fisco ci colloca in posizioni poco esaltanti: sono 14 e siamo tra la Romania e l’Iraq. Tirate le somme, secondo il rapporto Banca Mondiale-Pwc (su dati 2014), presentato ieri al Mef, l’Italia è al 137° posto (dopo la Colombia) per «condizioni fiscali» (sintesi dei tre indicatori) su 189 economie del mondo.
Se si raffrontano i dati di oggi con il passato emerge che la situazione è tuttavia migliorata (e migliorerà con alcune riforme in atto), ma non ancora al punto di portarci nel gruppo di testa dei paesi «virtuosi». «Dal 2004 al 2014 il carico fiscale è sceso dal 76,8 per cento al 64,8, cioè di 12 punti, e il tempo impiegato per gli adempimenti tributari si è ridotto da 340 a 269 ore», ha spiegato, nel corso della presentazione del rapporto, Fabrizia Lapecorella, direttore generale delle Finanze.
Sul fisco ieri è intervento anche il premier Renzi nella sua «Enews»: «Se scommettiamo sull’innovazione telematica, l’evasione è morta. Abbiamo chiesto alla GdF di capire come mai un signore di 61 anni di Roma, che risulta senza alcun reddito, è intestatario di qualcosa come 833 auto».
Completa il quadro della giornata il dato dell’Istat sulla soddisfazione degli italiani per la propria situazione economica: nei primi mesi del 2015, prosegue la tendenza favorevole già riscontrata nel 2014. La percentuale di persone «molto o abbastanza soddisfatte » è del 47,5 per cento, quota che torna ai livelli del 2011.
Non ci credono i consumatori. «Dati inverosimili», hanno replicato Trefiletti e Lannutti di Federconsumatori e Adusbef. «Basti pensare – hanno aggiunto – che il potere di acquisto delle famiglie, dal 2008, è diminuito del 13,4%».
Resta al 10% l’Iva sugli ormeggi brevi. Giochi, Bruxelles ridimensiona il contributo fiscale atteso
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