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Legge di bilancio, caccia a 15 miliardi: nel mirino sconti fiscali e spesa

I lavori nel cantiere della manovra 2021 fervono già da alcune settimane. E nei prossimi giorni entreranno nella fase clou sviluppandosi in parallelo all’altro grande cantiere del Recovery plan. Come tutti gli anni la data cerchiata in rosso è quella del 27 settembre, quando il Governo dovrà mettere nero su bianco la Nota di aggiornamento al Def con cui sarà rivisto il quadro macroeconomico ipotizzato ad aprile quantificando le reali ricadute della crisi legata all’emergenza Covid e sarà anche delineato il perimetro della prossima legge di bilancio. Che, per la prima volta dopo molti anni, non dovrà farsi carico del fardello delle clausole Iva, azzerate dal decreto Maggio. Dovranno però essere trovate le risorse per la riforma fiscale su cui punta forte il “Conte 2” con l’obiettivo di risparmiare al ceto medio lo scalone prodotto dall’attuale salto di aliquota dal 27% al 38% a quota 28mila euro di reddito. Risorse che in questo caso non potranno essere pescate nella gamma di aiuti europei. La caccia ai 10-15 miliardi necessari per avviare il disegno del nuovo Fisco è aperta da tempo.

Nel mirino ci sono la riconfigurazione del bonus 80 euro, ora salito a 100 euro, e tutta la giungla delle tax expenditures, che vale oltre 100 miliardi, con un focus specifico sui sussidi ambientalmente dannosi. Un’operazione fin qui sempre fallita e non facile da realizzare. Anche per questo motivo i tecnici stanno valutando un’opzione aggiuntiva: una spending review non troppo invasiva, magari limitata a 2-3 miliardi.

Ma per Mauro Marè, il presidente della commissione chiamata a stilare ogni anno il Rapporto sulle spese fiscali, il solo riordino delle tax expenditures può portare una copertura di almeno 10 miliardi a patto che si proceda con un intervento generale, eventualmente anche di tipo lineare (si veda il Sole 24 Ore del 23 agosto). Nella maggioranza c’è però chi pensa che questa soluzione potrebbe essere letta dai contribuenti come un aumento sostitutivo della tassazione.

Recuperare la dote necessaria non sarà facile. La riforma fiscale dovrebbe assorbire circa la metà delle risorse che dovrebbero essere mobilitate con la legge di bilancio. Cifre ufficiali non circolano, ma le ultime valutazioni tecniche collocano, per ora, l’asticella della manovra autunnale a 25-28 miliardi, con una “portata” minima di un punto e mezzo di Pil. Nel conto ci sarebbero l’assegno unico per la famiglia, con cui saranno accorpati e rafforzati gli aiuti previsti attualmente facendo leva sulla legge delega votata dal Parlamento, le spese indifferibili, le risorse per enti territoriali e pubblico impiego e gli aiuti alle imprese. Ma solo con la NaDef sarà possibile capire il reale spazio disponibile. L’incognita resta quella del Pil, che secondo gli ultimi dati Ocse tra aprile e giugno sarebbe sceso in picchiata del 12,4% (-9,8% in tutti i Paesi dell’area monitorata). Gualtieri si è detto convinto di un forte rimbalzo nel terzo trimestre e di una chiusura d’anno non lontana dalle stime del Def di aprile che indicavano una flessione dell’8%. Questo scenario consentirebbe al deficit e al debito, che oggi viaggiano all’11,9% e al 157,6%, di rallentare la corsa rendendo meno complicata la costruzione della manovra. Che, in attesa di sciogliere il nodo Mes, potrebbe avvalersi anche di una fetta delle spese già impegnate e destinata ora ad essere coperta con una parte dei 27,4 miliardi di aiuti Sure in arrivo, che pure peseranno sul disavanzo.

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