Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Legge bavaglio, salta l’accordo carcere e maximulte per i giornalisti

ROMA — C’è una frase che dà la cifra della giornata. La dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, quando esce dall’aula che ha sancito la vittoria dei partito anti-giornalisti: «Questo non è il Senato, ma il Colosseo. Qui c’è voglia di sangue». Quello dei cronisti, ovviamente, agognato dai politici. Ormai, per loro, Sallusti e la salva-Sallusti sono solo un ricordo, tra loro prevale la voglia di dare una lezione a chi, come dice il leghista Castelli, non ha «mai pubblicato una rettifica». Dopo la seduta di ieri e il rinvio a lunedì — necessario pena la bocciatura della stessa ragion d’essere del ddl, cioè la multe a quattro o cinque zeri per una diffamazione — la storia della legge salva-Sallusti è tutt’altra. Con la prospettiva di un solo epilogo se si vota e gli equilibri restano questi: rimane il carcere per chi diffama gravemente. Quindi termina per forza la sua corsa.
Gli accordi di maggioranza, che ammorbidiscono ma certo non cancellano il bavaglio, costati una lunga serata di mediazione tra capigruppo ed esperti giustizia, non reggono alla foga della maggioranza trasversale. Lo ammette Berselli, il presidente della commissione Giustizia: «L’aula non è controllabile». L’urto è quello dei 68 senatori Pdl che fanno saltare l’intesa sugli editori e il rimborso delle querele con i fondi dell’editoria. I resoconti rivelano che, oltre a loro e agli otto del Pd, votano la Lega, Coesione Nazionale, parte di Fli e Api.
Il “patto della nottata” va in fumo. Sbiancano i capigruppo. I tabulati documentano la pericolosa trasversalità. A votare non sono solo i peones, ma nomi eccellenti del Pdl, Casellati, Augello, Balboni, Benedetti Valentini, Bondi, Ciarrapico, Dell’Utri, Ghigo, Matteoli, Nitto Palma, Valentino. Forti della loro forza destabilizzante contro qualsiasi intesa siglata a tavolino corrono verso la norma clou sulle multe per affondarla. Il testo base Berselli-Della Monica, un Pdl e una Pd, fissa la forbice tra cinque e centomila euro. Nella notte diventa da cinque a 50mila, e sono tutti d’accordo, i due relatori e gli altri (Gasparri, Finocchiaro, Casson, Caliendo, Li Gotti, Mugnai).
Ma l’accordo vacilla. E con esso tutta la ratio del ddl. Rutelli (Api) chiede il voto segreto e si scatena contro la stampa («no al discount o al supermarket della diffamazione con multe a meta prezzo») e fioretta, perdendo, con Li Gotti (Idv) su cosa succede in Francia a proposito di giornalisti in galera. A quel punto le bocce si fermano. Finocchiaro e il capogruppo del Pdl Gasparri capiscono che, andando avanti di questo passo, si rotola diritti verso la bocciatura. Il rinvio a lunedì diventa obbligato, anche perché nel frattempo il vice presidente Chiti è costretto ad ammettere il voto segreto. L’umore dei senatori è quello che è e il risultato è già scritto. Qualcuno dice al suo vicino l’ex presidente del Senato Marini: «Centomila euro di multa? E perché non vanno bene?». Annota Li Gotti che «nel Pdl, e marginalmente nel Pd, si segnalano pericolosi sbandamenti». Casualisbandamenti o profonda avversione di casta? A seguire la seduta pare proprio che la seconda ipotesi prevalga sulla prima. Come dice il socialista Vizzini si coglie «un certo fondo di acidità».
Qual è finora il bilancio di chi dice di lavorare per «la riduzione del danno», come i Pd Casson e Vita, e dei falchi? Ecco il borsino. Passa la rettifica «gratuita e senza ulteriori commenti», pubblicata subito pena il ricorso urgente al giudice che ne ordina l’uscita (idea di cui Caliendo va fiero).
Varrà anche «per i prodotti editoriali diffusi per via telematica, con periodicità regolare e contraddistinti da una testata», tipo siti dei grandi giornali. Passa l’obbligo di aggiornare l’on-line (Vita). Rimangono i contributi dell’editoria usati per risarcire il danno. Bloccata la proposta Casson, Zanda, Vita, D’Ambrosio contro le querele temerarie (se perde paga le spese e pure un decimo della somma richiesta), norma che Casson considera «sacrosanta».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa