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«Legge anticorruzione, l’Europa preme»

Per non lasciare nulla di intentato nel campo della lotta alla corruzione, il capo dello Stato è ormai costretto a fare un appello al giorno: «È l’Europa a chiederci un grosso impegno di lotta contro la corruzione…», ha avvertito il presidente della Repubblica che ieri, all’uscita dalle Scuderie del Quirinale, ha risposto in maniera di inequivocabile sulla terapia da adottare: «Come mi ha messo bene in evidenza il segretario dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, ndr) noi in quella curva statistica della corruzione siamo messi molto male». Dunque, ha aggiunto Giorgio Napolitano, «bisogna superare questa condizione che è di inferiorità rispetto a molti Paesi europei e rispetto alla media in fatto di efficacia della lotta alla corruzione».
E il passo conseguente alle parole di Napolitano è la rapida approvazione del ddl anticorruzione fermo da mesi al Senato. Per questo il governo — posto davanti al muro eretto dal Pdl che chiede di eliminare dal testo il reato di traffico di influenze illecite e di ripristinare la procedibilità a querela per la corruzione tra privati — non esclude a questo punto di proporre d’ufficio piccole modifiche e di porre la fiducia anche al Senato. Il Pd e l’Udc non si tirano indietro e, anzi, sollecitano una rapida approvazione della legge mentre il Pdl si affida al presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, che punta i piedi e ricorda pure che al Senato l’ex centrodestra ha ancora la maggioranza: «I miei emendamenti li presento e li farò firmare da tutti i senatori del Pdl presenti in commissione…Insisterò affinché gli altri emendamenti vengano ritirati in modo da non dare al governo alcun pretesto per porre la fiducia».
Eppure il ministro della Giustizia, Paola Severino, è stata categorica: «Si sostituisca pure qualche mattone, ma non si tocchino le fondamenta. Accoglieremo proposte di modifica che siano migliorative e additive ma non di esclusione e tanto meno di soppressione». E questo significa che il reato di traffico di influenze illecite non si tocca, se non per alcune rifiniture; che il pm procede comunque d’ufficio quando la corruzione tra privati mette a repentaglio la libera concorrenza tra le imprese; che la piramide delle pene dei vari reati di corruzione non viene toccata. Questo è il massimo che il governo può concedere al Pdl. Prendere o lasciare, altrimenti si va al voto di fiducia.
Il ministro lo ha lasciato intendere a margine della presentazione della ricerca su «Lavoro in carcere e recidiva», aggiungendo che invece il tema del finanziamento ai partiti «è troppo grande e merita un provvedimento se stante». Poi davanti alle insistenze del Pdl — che alla Camera ha dovuto rinunciare alla calendarizzazione del ddl intercettazioni anche per il mese di ottobre — è intervenuto Bersani: «Il governo ha gli strumenti per fare approvare il ddl anticorruzione, per favore lo faccia. Il mondo se lo aspetta». Di seguito è toccato a Casini che ha pure parlato con la Severino alla Camera: «Il governo metta la fiducia, apparirà chiaro chi contrasta la legge e chi vuole vararla. Altri rinvii sono inammissibili». Il finiano Aldo Di Biagio ha scelto di protestare contro l’impasse con uno sciopero della fame. E dal Pdl si è levata, solitaria, la voce della vicecapogruppo Isabella Bertolini: «Il Pdl non può permettersi di passare per il partito che blocca la legge anticorruzione».

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