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Legali, società aperte al capitale

La società tra avvocati che il “Ddl concorrenza”, approvato dalla Camera il 7 ottobre scorso (come Ddl 3012) e quindi approdato al Senato (Ddl 2085), contiene, all’articolo 41, la nuova disciplina dell’esercizio in forma societaria della professione forense, e cioè della società tra avvocati.
La materia è attualmente disciplinata dal solo Dlgs 96/2001, emanato in attuazione della direttiva 98/5/Ce, recante la normativa finalizzata a facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata acquisita la qualifica professionale. È infatti rimasta lettera morta la delega al Governo, contenuta nell’articolo 5 della legge 31 dicembre 2012, n. 247, relativa alla riforma dell’ordinamento forense, nel cui ambito il Parlamento detto i principi affinchè l’Esecutivo disciplinasse la società tra avvocati. Il Ddl Concorrenza riprende ora diversi punti che erano stati oggetto di detta delega.
La prima grande differenza tra la società di avvocati del Dlgs 96/2001 rispetto a quella ipotizzata nel Ddl Concorrenza è quella attinente la forma societaria: mentre nel Dlgs 96 si parlava di una società professionale che aveva la sua matrice nella società in nome collettivo, ora invece nel Ddl Concorrenza si allude a una società che può essere indifferentemente una società di persone, una società di capitali oppure una società cooperativa, così come d’altronde è previsto dalla legge 183/2011 in ordine alle società tra professionisti diverse da quelle tra avvocati.
Si apre quindi la strada alla società tra avvocati organizzata nella forma della società per azioni: soluzione cui senz’altro ambiranno i grandi studi legali internazionali operanti in Italia che, con ciò, acquisiranno il beneficio della responsabilità limitata dei soci, la possibilità di ambire a governance diverse (come il sistema monistico di stampo anglosassone o il sistema dualistico di stampo germanico) da quella “tradizionale” caratterizzata dalla presenza di un consiglio di amministrazione con funzioni gestorie e da un collegio sindacale con funzioni di controllo. Forme di governance, in sostanza, analoghe a quelle adottate dalle rispettive “case-madri”, per lo più basate in Inghilterra, Stati Uniti e Germania.
Rimanendo sempre in materia di amministrazione, la società di avvocati prevista dal Ddl Concorrenza presenta una significativa differenza rispetto alle “normali” Stp e pure rispetto alla società tra avvocati di cui al Dlgs 96/2001: infatti, nel Ddl Concorrenza si parla di affidamento dell’amministrazione solo a soci, mentre chi amministra una Stp non deve necessariamente essere un socio; nel Dlgs 96, invece, si prevede bensì che l’amministratore sia socio, ma si permette allo statuto di permettere soluzioni diverse.
Un’altra notevole novità del Ddl Concorrenza è quella inerente la qualità dei soci: si ipotizza infatti che soci delle società tra avvocati dovranno essere per almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto, avvocati iscritti all’albo e professionisti iscritti in albi di altre professioni; con la conseguenza che il capitale sociale delle future società tra avvocati potrà essere aperto alla sottoscrizione di soggetti non avvocati e di soggetti non professionali, ivi compresi i soggetti diversi dalle persone fisiche. Nella società tra avvocati di cui al Dlgs 96/2001 si parla invece solo di soci che abbiano la qualifica di avvocato.
Nelle “normali” Stp la situazione è ancora diversa: si possono anche qui avere soci di capitali, ma con il limite che il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci. Pertanto, mentre nelle Stp il limite dei due terzi riservato ai soci professionisti concerne solamente i diritti di voto, nelle società tra avvocati di cui al Ddl Concorrenza il limite dei due terzi riservato ai soci professionisti attiene, oltre che ai diritti di voto, anche alla partecipazione al capitale sociale.

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