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Legali furbetti a bocca asciutta

Chi troppo vuole nulla stringe. È revocata l’ingiunzione che l’avvocato ha ottenuto contro il cliente. E ciò perché il professionista fraziona in modo illegittimo il suo credito in varie richieste giudiziali contro l’assistito, tante quanti sono i procedimenti nei quali l’ha difeso. Il punto è che sono tutti riconducibili alla stessa vicenda processuale, pur se riguardano diversi gradi, fasi e subprocedimenti. Insomma: il denaro risulta dovuto al legale in forza di un unico rapporto obbligatorio e la posizione del debitore viene aggravata dalla scelta di moltiplicare le azioni giudiziarie mentre la pretesa poteva essere oggetto di un’unica iniziativa. È quanto emerge dall’ordinanza 24130/20, pubblicata dalla seconda sezione civile della Cassazione.

Senza interesse

Diventa definitiva la revoca del provvedimento monitorio con condanna dell’avvocato a pagare le spese di giudizio. È vero: il legale ha svolto ben undici procedimenti per conto di tre fratelli, ma riguardano tutti gli indennizzi loro dovuti dal Comune per l’esproprio di alcuni terreni. In due anni il professionista chiede e ottiene nove decreti ingiuntivi e intraprende altri due giudizi di cognizione, ognuno all’esito dell’esaurimento di ciascuna prestazione professionale e in un breve lasso di tempo. Il punto è che non avrebbe potuto chiedere in via separata un ulteriore provvedimento monitorio ricollegabile allo stesso rapporto: è infatti escluso che emerga in capo al creditore un interesse valutabile sul piano oggettivo alla tutela processuale frazionata.

Abuso del processo

Deve ritenersi contraria al principio di correttezza e buona fede la condotta del creditore che opta in modo unilaterale per una scissione del contenuto dell’obbligazione ricorrendo a più richieste giudiziali di adempimento: il debitore si trova esposto a pagare maggiori spese di giudizio, ad esempio. Il tutto per esclusiva utilità del creditore, mentre correttezza e buona fede devono connotare il rapporto fra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nella fase dell’azione giudiziale. Senza dimenticare la violazione del principio del giusto processo: moltiplicare le azioni senza motivo significa abusare degli strumenti necessari ad assicurare giustizia ai cittadini.

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