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Legali finti professionisti

Dieci ore di lavoro al giorno in studio con uno stipendio fisso. Ma senza contratto. Sono gli avvocati collaboratori di studio, formalmente liberi professionisti ma che di fatto lavorano come dipendenti nello stesso posto dove hanno svolto il praticantato e senza mai avere rapporti diretti con i clienti. Questi i risultati dell’indagine dell’Associazione nazionale dei giovani avvocati, che ha intervistato circa 450 collaboratori su tutto il territorio e che restituisce una fotografia di una categoria sempre più numerosa e sempre meno tutelata nell’universo forense italiano. Il report sarà presentato oggi a Trani nel corso del Focus Aiga «Il cambiamento nelle professioni legali».

Dipendenti senza contratto. Lo studio dell’Associazione svela che in quattro casi su cinque, il rapporto tra il collaboratore fisso e lo studio per il quale lavora non è normato da alcun tipo di contratto (79,7% dei casi). Mentre, dall’altro lato, la corresponsione di compenso, fissa (49,4%) o variabile (27%), caratterizza oltre il 76% dei rapporti di collaborazione esaminati. Inoltre, sia i praticanti che i giovani avvocati, sottolinea l’indagine Aiga, lavorano presso lo studio molto più della media lavorativa di un dipendente subordinato: in genere almeno dieci ore giornaliere. Il collaboratore, poi, si occupa di tutte le attività tipiche della professione: la sostituzione in udienza, la redazione degli atti e l’attività stragiudiziale.

Autonomia sfumata. Inoltre, dallo studio emerge che la maggior parte dei collaboratori dichiara di non aver visto aumentare la propria autonomia nella gestione delle pratiche e di non interfacciarsi quasi mai con i clienti dello studio. Ancora, l’indagine Aiga vede sfumare il luogo comune secondo il quale la gran parte dei giovani avvocati aspiri a mettersi in proprio: solo quattro intervistati su dieci, infatti, ha dichiarato di avere l’obiettivo di aprire uno studio, mentre quasi un avvocato su due mira a continuare lungo la strada della collaborazione, in esclusiva o con un minimo margine di autonomia. «L’indagine», afferma la presidente Aiga, Nicoletta Giorgi, «mostra che migliaia di avvocati che, pur collaborando stabilmente con un singolo studio legale e percependo un compenso fisso mensile, non possono contare sulle tutele di un lavoro dipendente. La professione forense», conclude Giorgi, «sta assumendo caratteristiche, inquadramenti, specificità nuovi e sempre più differenziati: è tempo di offrire una cornice normativa al passo con tali cambiamenti. Per questo Aiga sottolinea la necessità di provvedimenti risolutivi, capaci di regolamentare il fenomeno. Esortiamo in primo luogo quegli organismi di autogoverno dell’avvocatura che troppo spesso sembrano dimenticare il reale stato delle cose e le necessità di chi lavora quotidianamente al servizio della giustizia».

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