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Legali, associazioni alle strette

Il Consiglio nazionale forense stringe le maglie sulle associazioni maggiormente rappresentative. Ampliando i requisiti necessari per iscriversi nell’elenco tenuto dal Cnf, in particolare per quanto riguarda la diffusione sul territorio e il numero di avvocati iscritti. Le associazioni già presenti nell’elenco hanno 90 giorni di tempo dal 7 marzo scorso, data di entrata in vigore delle modifiche, per dimostrare la sussistenza dei nuovi requisiti.

Cambiano inoltre le regole per i difensori d’ufficio. Il Cnf ha infatti modificato il regolamento per la tenuta e l’aggiornamento dell’elenco unico nazionale degli avvocati iscritti negli albi disponibili ad assumere le difese d’ufficio, così come modificato dal Consiglio nazionale forense.

Associazioni forensi. Il Cnf, come detto, ha modificato l’art. 3 del regolamento n. 4 del 16 luglio 2016, contenente «norme per l’istituzione e le modalità di tenuta dell’elenco delle associazioni forensi maggiormente rappresentative». Cambiano quindi i requisiti di iscrizione. Sono individuate come maggiormente rappresentative le associazioni forensi che dimostrino di essere costituite da almeno cinque anni, decorrenti dalla richiesta di inserimento nell’elenco. Inoltre, le modifiche riguardano lo statuto, che deve prevedere, tra l’altro, che l’associazione persegua l’affermazione e la tutela dell’attività difensiva. Inoltre, le associazioni devono dimostrare: di essere regolate da un ordinamento interno a base democratica, che il numero totale degli iscritti non sia inferiore a 2.500 e che il presidente o comunque colui il quale ne abbia la rappresentanza sia un avvocato. Requisito a cui si aggiunge quello il base al quale il numero degli iscritti avvocati effettivi deve comunque pari o corrispondente almeno ai due terzi del numero totale (in precedenza bastavano 2.500 iscritti e avere una sede operativa in almeno la metà più uno dei distretti di Corte d’appello). Devono dimostrare, inoltre, di avere una sede nazionale e di essere presenti con sedi operative in almeno i due terzi dei distretti di Corte d’appello coordinate da un organismo nazionale che operi in maniera permanente e sistematica tale da assicurarne la rappresentanza e la unitarietà di indirizzo (prima bastava una sede nazionale e un organismo che coordina le attività delle sedi periferiche). Serve poi, per mantenere l’iscrizione nell’elenco del Cnf, non avere scopo di lucro ferma restando la possibilità di richiedere agli iscritti un contributo associativo minimo per l’attuazione degli scopi statutari. Prima, l’iscrizione delle associazioni forensi maggiormente rappresentative già riconosciute dal congresso avveniva di diritto a condizione che fossero costituite da almeno cinque anni.

Difensori d’ufficio. Il Cnf ha modificato in particolare l’art. 11 del regolamento, che delinea i «doveri del difensore d’ufficio», adeguandolo al nuovo Codice deontologico laddove prevede che il difensore nominato d’ufficio, «ove sia impedito di partecipare a singole attività processuali, deve darne tempestiva e motivata comunicazione all’autorità procedente ovvero incaricare della difesa un collega che, ove accetti, è responsabile dell’adempimento dell’incarico». Gli altri doveri del difensore d’ufficio, quando nominato, sono: obbligo di prestare patrocinio, non può rifiutarsi di prestare la propria attività o interromperla senza giustificato motivo; deve comunicare alla parte assistita che ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e informarla che anche il difensore d’ufficio ha diritto ad essere retribuito; deve cessare le sue funzioni se viene nominato un difensore di fiducia; deve garantire la reperibilità qualora inserito nei turni giornalieri per gli indagati e gli imputati detenuti; deve portare a compimento il mandato anche in caso di intervenuta cancellazione volontaria dall’elenco nazionale e in caso di cancellazione per mancata o incompleta presentazione della domanda di permanenza.

Gabriele Ventura

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