Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Legali, antiriciclaggio in chiaro

Dettagliate ed estese le attività professionali esenti da adempimenti. Identificazione del titolare effettivo mediante consultazione di pubblici registri, informazioni su scopo e natura della prestazione da non formalizzare in apposito documento se manifeste nell’atto stesso. In caso di basso rischio di riciclaggio l’avvocato è esentato da indagini sulla situazione economico patrimoniale del cliente e provenienza dei fondi. Fascicolo cartaceo, liberamente costituito dall’avvocato, eventualmente unito a documenti informatici, costituisce idonea modalità di conservazione dei dati. Sono alcune delle indicazioni traibili dalle Regole tecniche in materia di procedure e metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, approvate dal Consiglio nazionale forense nella seduta del 20/9/2019.

Le indicazioni del Cnf. Nell’ottica della semplificazione e della snellezza degli adempimenti, sono 14 le Regole tecniche antiriciclaggio a supporto delle attività di adeguata verifica della clientela e conservazione cui è tenuto il professionista avvocato. Le indicazioni del Cnf, ai sensi degli art. 11, comma 2 e 16, comma 2 del dlgs 231/2017 sono state emanate lo scorso 20 settembre.

A dette regole è, inoltre, allegato un corposo documento contenente i criteri e le metodologie di analisi e valutazione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, con particolare riferimento all’adeguata verifica semplificata, oltre alla modulistica a supporto dell’adempimento degli obblighi antiriciclaggio e per finire una casistica delle fattispecie ad «alto rischio».

Dalla lettura combinata delle «regole tecniche» e dell’allegato documento su «criteri e metodologie» si trae un pratico ausilio volto, come sostenuto dal Cnf, a facilitare l’attività dell’avvocato circoscrivendo il perimetro di applicazione di una normativa eccessivamente penalizzante, in quanto troppo concentrata sugli adempimenti formali, e fornendo utili indicazioni per adeguarvisi senza incorrere nel rischio di sanzioni.

Le attività esenti. Fra le previsioni di particolare interesse pratico si segnala quella contenuta nella Regola n. 2, la quale esclude dal novero delle attività soggette agli oneri di cui all’art. 3, 4° comma, lett. c, dlgs n. 231/2007 un ampio elenco di prestazioni professionali (si veda tabella). Al riguardo si osserva inoltre, come l’ultimo punto dell’elenco sopra richiamato proponga sostanzialmente una interpretazione restrittiva dell’art. 3, comma 4, lett. c. citato, ricomprendendo fra le attività escluse da adempimenti tutte quelle non specificamente soggette dalla lettera del decreto antiriciclaggio.

Sempre mirando a snellire il compito del professionista forense, la Regola n. 4 prevede che la valutazione del rischio possa essere effettuata anche con l’ausilio di professionisti e/o di società di consulenza, purché la stessa sia documentata, aggiornata ed eventualmente messa a disposizione delle autorità che ne facciano richiesta.

Parola d’ordine: semplificazione. Il Cnf, pur evidenziando la genericità della norma in tema di modalità attuative dell’adeguata verifica semplificata, suggerisce agli avvocati di servirsi, nell’organizzazione della propria attività professionale, di strumenti funzionali ad una corretta gestione del rischio, che comprendano:

1. la stesura di un «documento di autovalutazione»;

2. l’introduzione, nelle dinamiche dello Studio Legale, di una procedura di profilatura del cliente.

Tuttavia, riconoscendo le differenti le tipologie di rischio che ciascuno studio fronteggia nel corso della propria attività, il Cnf ritiene che imporre un modello predefinito risulterebbe improprio e di scarsa utilità. Pertanto saranno gli avvocati stessi a definire le specificità della procedura da adottare nel proprio studio legale, in modo da adeguare concretamente l’attività di profilatura del cliente agli elementi di rischiosità riscontrati. Nel documento sui criteri e metodologie sono riportati casi esemplificativi e specimen sia per l’autovalutazione dello studio che per la profilatura dei clienti.

Fra le numerose facilitazioni pensate per i professionisti legali, interviene la Regola n. 5 che individua le tipologie di clienti a basso rischio. A riguardo, si precisa nel documento «criteri e metodologie», che nonostante il decreto non menzioni più l’elenco dei soggetti considerati automaticamente a basso rischio riciclaggio, i soggetti qualificati come tali nella precedente versione del decreto devono opportunamente essere considerati a basso rischio riciclaggio, a meno che non vi siano concretamente fattori di alto rischio.

Da ciò consegue che rientrano nelle tipologie di clienti a basso rischio:

– pubbliche amministrazioni ovvero organismi o enti che svolgono funzioni pubbliche, anche conformemente al diritto Ue;

– società ammesse alla quotazione su mercati regolamentati nella Ue;

– società ammesse alla quotazione su mercati regolamentati extra Ue a condizione che non siano situate in Paesi terzi ad alto rischio;

– soggetti sottoposti a vigilanza ai sensi dei dlgs 385/93, 58/98, 209/05;

– enti creditizi o finanziari situati in uno Stato extra Ue, con efficaci sistemi di prevenzione al riciclaggio.

– clienti con sede legale in aree geografiche a basso rischio.

Nelle ipotesi di basso rischio di riciclaggio operano le misure di semplificazione degli obblighi di adeguata verifica. In tali situazioni ai fini dell’identificazione è sufficiente la fotocopia del documento di identità del cliente e per l’identificazione del titolare effettivo è sufficiente una dichiarazione ragionevolmente attendibile dello stesso o del cliente (ex art. 22, dlgs 231) con allegata la relativa documentazione atta ad identificare il titolare effettivo (es. visura Ccia) ciò senza necessità di acquisire copia del documento di identità del titolare effettivo. Stesse dichiarazioni del cliente sono, poi, sufficienti per fornire informazioni su scopo e natura della prestazione.

L’avvocato sarà, sempre in caso di basso rischio, esentato dal raccogliere informazioni dettagliate sulla situazione economico-patrimoniale del cliente, nonché dallo svolgimento di una verifica specifica della provenienza dei fondi e delle risorse nella disponibilità del cliente. Il connesso controllo costante è, infine, previsto più dilazionato e meno pervasivo e dettagliato (a cadenza triennale, raccogliendo semplice dichiarazione confermativa del cliente di stato immutato).

Adeguata verifica ordinaria. In tema di adeguata verifica della clientela le Regole tecniche da n. 6 a 9 precisano che nell’ambito dell’attività dell’avvocato che sia chiamato a redigere un atto o negozio inerente operazioni di cui all’art. 3, comma 4, lett. c) del decreto, qualora scopo e natura della prestazione risultino manifeste nell’atto stesso, non è necessario formalizzare in un autonomo documento l’acquisizione di tali informazioni dal cliente. Ai fini dell’identificazione del titolare effettivo, inoltre, è idonea la consultazione di pubblici registri e l’acquisizione dei dati e informazioni ivi contenute.

L’Avvocato potrà adempiere agli obblighi di adeguata verifica della clientela:

– servendosi di procedure strutturate di raccolta e di elaborazione dei dati e delle informazioni, attraverso percorsi guidati o questionari, anche avvalendosi di algoritmi predefiniti e procedure informatiche, in grado di assegnare in automatico la classe di rischio, fermi restando gli obblighi valutativi correlati a carico dell’avvocato;

– acquisendo una dichiarazione del cliente confermativa dei dati e delle informazioni fornite, in particolar modo quelli attinenti alla struttura proprietaria e alla titolarità effettiva.

In tema di Pep, nell’ambito delle procedure, basate sul rischio, tese a determinare se il cliente sia una persona politicamente esposta, per le regole forensi, i database che offrono tale servizio di verifica costituiscono, a supporto dei prescritti adempimenti, fonti sulle quali l’avvocato può riporre legittimo affidamento.

Fascicolo e conservazione. Il fascicolo cartaceo del cliente, eventualmente unito a documenti, dati e informazioni in via informatica, così come liberamente costituito dall’Avvocato, costituisce idonea modalità di conservazione dei dati ed entrambe le modalità (cartacea ed informatica) possono coesistere in riferimento a un cliente. Rappresentano idonea modalità di conservazione i sistemi di protezione contro la perdita dei dati e delle informazioni, i sistemi di autenticazione, autorizzazione per l’accesso al sistema informatico dello Studio dell’avvocato e al relativo archivio cartaceo.

L’integrità dei dati e delle informazioni e la non alterabilità si considera garantita, qualora gli stessi si ricavino da un documento informatico conservato in formato statico, o da documento, anche in formato non statico, da cui si possa desumere la non alterazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cdp ha appena celebrato il più grande matrimonio del 2020, quello che ha portato alle nozze Sia (4,...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Era nell’aria, adesso c’è la conferma ufficiale: l’Opa del Crédit Agricole Italia è «inatt...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Iccrea esce dal capitale di Satispay ma non abbandona il fintech. L'operazione, anzi, ha l'obiettivo...

Oggi sulla stampa