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Legal privilege da estendere a tutti

Protezione del legal privilage, i legali d'impresa rivendicano parità di trattamento.

La Corte europea di giustizia, a settembre, si è espressa in merito ad un ricorso di Akzo Nobel sull'indipendenza dell'avvocato interno all'azienda rispetto ai suoi clienti interni, giudicandola insufficiente per beneficiare della protezione del legal privilege, ovvero la segretezza delle comunicazioni che intercorrono fra legale interno ed il management dell'azienda per cui lo stesso lavora.

Quest'argomento, di cui si è dibattuto nel corso di un incontro promosso da Paul Hastings e Aigi a Milano, si innesta nel più ampio e fondamentale tema del rapporto avvocato-cliente che vede grandi differenze di trattamento nei diversi paesi europei.

Una conferma che il quadro normativo pone il legale d'impresa in una posizione di difficoltà nella gestione delle comunicazioni con i clienti interni. Nel corso del seminario milanese è stato approfondito il quadro normativo di riferimento, cercando di offrire indicazioni operative per i legali d'impresa.

«Il tema della riservatezza delle comunicazioni dei giuristi d'impresa è una delle questioni irrisolte del nostro ordinamento che pone le imprese italiane in una posizione di svantaggio rispetto a quelle di molti altri paesi (ad esempio, Usa, Gran Bretagna, Germania e Olanda)», spiega ad AvvocatiOggi Antonino Cusimano, general counsel di Telecom Italia. «Il mancato riconoscimento agli in-house counsel delle medesime prerogative garantite a colleghi che operano in società estere comporta seri problemi ai legali che lavorano all'interno delle aziende italiane».

«Il rischio principale cui vanno incontro le imprese è quello di vedere produrre in giudizio documenti riservati con contenuti sensibili che potrebbero diventare disponibili a controparti nell'ambito di contenziosi o procedimenti di autorità pubbliche», spiega Bruno Cova, partner dello studio Paul Hastings.

Lo stesso Cova ricorda come, «da general counsel di Fiat, la mancata protezione del legal privilege fu un fattore delicato nella gestione delle trattative con General Motors, in cui questa invece poteva avvalersi di tale protezione».

Secondo Sergio Marini, general counsel di Shell Italia, «il principale rischio è che un'inopportuna gestione della corrispondenza, tanto fra i legali interni quanto quella con i legali esterni, esponga l'azienda italiana al rischio di essere obbligata a dover produrre in giudizio documentazione riservata o strategica dell'azienda, quando altre aziende non italiane non sono esposte allo stesso rischio. La differenza come è facilmente intuibile, è sostanziale».

Il rischio concreto è che le comunicazioni e i documenti che i giuristi d'impresa elaborano nello svolgimento della propria attività di consulenza e assistenza legale all'interno delle aziende possano essere utilizzati contro la società nella quale operano, in occasione di procedimenti amministrativi o giurisdizionali che la vedano coinvolta. «Tale rischio balza particolarmente all'occhio soprattutto in occasione di controversie tra imprese italiane ed estere che, se basate in una nazione che garantisce ai propri legali il privilege, godono di un importante vantaggio», sottolinea Cusimano.

Insomma, sotto accusa finisce una disciplina non adeguata alle nuove dinamiche e realtà organizzative.

di Federico Unnia

Viene da chiedersi, quindi, perché mai un giurista d'impresa debba essere considerato meno indipendente di un avvocato «esterno» che deve la gran parte del proprio lavoro (se non qualche volta la totalità) a una sola impresa ovvero a società facenti parte dello stesso gruppo. «Questo tema è di grande attualità perché si collega al dibattito in corso sulla riforma dell'ordinamento forense che costituisce un'occasione che non deve essere sprecata per consentire anche ai giuristi d'impresa italiani, in possesso della necessaria abilitazione, di iscriversi all'albo degli avvocati – come già oggi è consentito nei paesi menzionati in precedenza – con conseguente possibilità di godere di garanzie di riservatezza delle comunicazioni analoghe a quelle dei loro colleghi del libero foro», aggiunge Cusimano.

Le nuove norme sull'ordinamento forense al vaglio del parlamento italiano per il riordino della professione «ancora non tengono conto che le imprese italiane si trovano ad operare in una posizione di svantaggio competitivo se i propri legali interni continueranno a non godere della protezione del segreto professionale» sottolinea Cova.

Secondo Marini «è importante che questo momento di riflessione costituisca l'opportunità di avvicinarci ed allinearci alla maggioranza dei paesi europei, dove la figura del giurista d'impresa è generalmente riconosciuta e conferisce alle imprese che se ne dotano una notevole protezione legale. Oggi, in Italia previsioni antiquate non prevedono il riconoscimento della figura del giurista d'impresa, questo, fra l'altro, comporta che le nostre imprese soffrono uno svantaggio competitivo rispetto alle loro pari europee e sono maggiorente esposte ai rischi legali, fra questi quelli legati alle comunicazioni sia all'interno che all'esterno dell'impresa».

Quali rimedi allora proporre? Secondo Cova «è fondamentale per la gestione delle comunicazioni sia interne che con i legali esterni adottare cautele e procedure specifiche. Un'attenta analisi della normativa e della sua applicazione a livello internazionale è necessaria per poter stabilire le procedure corrette. Qualche precauzione in più consentirà di ridurre notevolmente la probabilità di danni in caso di contenziosi».

Secondo Cusimano «la carenza di garanzie di riservatezza delle comunicazioni comporta la necessità di adottare maggiori cautele nello svolgimento del proprio lavoro come pure la necessità di avvalersi dell'assistenza di legali esterni per attività che potrebbero essere svolte in house». Ma il costo più elevato è correlato alle conseguenze negative in termini di compliance e, più in generale, sulla diffusione della cultura della compliance all'interno delle imprese italiane. «Il legale interno essendo consapevole del rischio che le proprie comunicazioni possono essere utilizzate contro la propria azienda può essere indotto a non segnalare per iscritto al management fatti o comportamenti da evitare e ciò con possibili ricadute sulla capacità di diffusione di comportamenti virtuosi». Secondo Marini, occorre «da un lato l'applicazione di quei comportamenti e di quelle procedure aziendali che un bravo giurista d'impresa potrà indicare; dall'altro alcuni accorgimenti tecnici da parte del legale del libero foro. L'applicazione di entrambe queste componenti potrà abbattere notevolmente il rischio di produzione in giudizio della documentazione aziendale che dovrebbe rimanere riservata».

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