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L’effetto-Eni affonda i big petroliferi

Un vero e proprio tracollo a Piazza Affari per Saipem. Ieri il titolo ha perso il 34,19% del suo valore piombando a 20,01 euro per azione. In una sola seduta le azioni della società sono tornate ai livelli del 2009. Un tonfo senza precedenti seguito ai conti in cui la controllata di Eni ha annunciato una revisione dell’utile operativo e dell’utile netto 2012, in calo rispettivamente del 6% a 1,5 miliardi e del 10% a 900 milioni, con il dimezzamento delle prospettive per l’anno in corso. Le stime per il 2013 sono per un Ebit (risultato ante oneri finanziari) a 750 milioni e utile a 450 milioni. Una doccia fredda per il mercato. In una sola seduta si sono così volatilizzati 4,7 miliardi di capitalizzazione. Il colosso delle forniture petrolifere è scivolato dalla sesta alla nona posizione tra i big di Piazza Affari nel giro di una giornata di contrattazioni.
L’impatto sul settore
Le vendite hanno penalizzato tutto il comparto petrolifero. L’indice settoriale europeo ha perso l’1,69 per cento. Pesante in particolare il rosso dei concorrenti di Saipem come la francese Technip, colosso da 7,9 miliardi di euro di fatturato e secondo operatore europeo nelle forniture all’industria petrolifera dopo la stessa Saipem. Pesante anche l’altra big Petrofac Limited, società britannica da 4,6 miliardi di ricavi, che ha perso il 7,02 per cento. Sempre a Londra pesanti vendite hanno colpito Subsea 7 che ha perso il 5,36 per cento. Tonfo anche per l’olandese Fugro che ha perso il 4,24 per cento.
Meno marcato il ribasso per i produttori petroliferi. Ad eccezione di Eni, che controlla Saipem con il 43,15% delle quote, che ieri ha sofferto il tracollo della controllata arrivando a bruciare il 4,71% della sua capitalizzazione, i “big” europei dell’Oil and Gas hanno registrato ribassi limitati (-0,17% Royal Dutch Shell, -0,82% Repsol) e in alcuni casi hanno chiuso in positivo (Bp +0,05%, +1,21% Total).
Fulmine a ciel sereno
Il “profit warning” di Saipem ha colto di sorpresa gli analisti. Soprattutto perché è arrivato da una società che opera in un settore in crescita. Il rialzo del prezzo del petrolio (che ieri ha sfiorato quota 115 dollari al barile ai massimi da tre mesi) ha spinto in questi anni gli investimenti in esplorazioni e trivellazione. L’anno scorso – si legge in un recente report di Barclays – gli investimenti a livello globale si sono attestati a 614 miliardi e 430 milioni di dollari, in rialzo del 10,5% rispetto ai 556,1 del 2011.
Tra gli analisti peraltro c’è chi dubita che l’allarme utili del colosso italiano possa pregiudicare l’andamento del comparto Oil and Gas Equipment. «La notizia è uno shock senza precedenti – ha scritto Geoffroy Stern – ma altre società hanno già ampiamente scontato l’impatto di margini ridotti sui contratti di fornitura del 2009 e 2010».
Raffica di bocciature
La notizia del profit warning di Saipem ha innescato una raffica di bocciature da parte delle case di investimento. Il consensus Bloomberg che il giorno prima dei conti era per il 62% “Buy” (comprare), per il 34,5% “Hold” (tenere) e per il 3,4% “Sell” (vendere), si è così stravolto: 20,7% “Buy”; 55,2% “Hold” e 24,1% “Sell”. Tra le bocciature spicca quella degli analisti di BofA Merrill Lynch che hanno rivisto la propria raccomandazione a “Underperform”. Proprio la stessa banca americana che due giorni prima ha intermediato la vendita del il 2,3% di Saipem.

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