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L’effetto-crisi spinge i tassi BTp

Tutto rimandato. Gli operatori che avevano chiuso le posizioni prima del lungo weekend pasquale, sperando di ricominciare la settimana con la notizia di un nuovo governo, sono rimasti spiazzati. Dopo il tentativo fallito di Bersani di costituire un esecutivo, ora la prospettiva rischia di farsi più incerta di quanto non lo fosse già. “Esito non risolutivo” delle consultazioni è stato il verdetto del segretario del Pd Pierluigi Bersani che salito al Colle attorno alle 18, quando le Borse europee erano già chiuse, era uscito un’ora dopo riferendo che ora tenterà il Presidente della Repubblica a formare un governo.
Piazza Affari che era positiva fino a una mezz’ora prima della chiusura guadagnando lo 0,44%, ha terminato le contrattazioni in calo dello 0,1 per cento. È stato l’unico listino tra le Borse europee a terminare con il segno meno: Londra ha messo a segno un progresso dello 0,38%, Francoforte si è fermata sui livelli di mercoledì con un guadagno dello 0,08% e Parigi +0,53 per cento. Persino Madrid è riuscita a fare meglio chiudendo a +0,25 per cento. È stato un trimestre pesante per Piazza Affari che dall’inizio dell’anno ha perso 10 miliardi di capitalizzazione, perdita che si è accentuata negli ultimi due mesi con il Ftse Mib in rosso del 13 per cento.
In altalena lo spread tra BTp e Bund che salito fino a 360 punti base, ha terminato a 346, in flessioni di cinque centesimi rispetto alla chiusura di mercoledì, lontano dai livelli di inizio anno quando aveva toccato 320 centesimi: gli analisti valutano il rischio politico circa 100 punti di spread, un costo che potrebbe salire di fronte all’accentuarsi della crisi politica. Stesso andamento per il rendimento del decennale al 4,74% sui massimi da settembre. Ogni centesimo in più sono costi aggiuntivi per il finanziamento del debito: soltanto all’ultima asta, l’aumento dei tassi è costato 270 milioni di euro.
Il tentativo estremo di dare un volto al governo del Paese è ora riposto nelle mani del Presidente della Repubblica che in questo venerdì Santo ricomincerà le consultazioni con le quattro politiche. Si vedrà se la moral suasion del Presidente Napolitano servirà a fare quadrare il cerchio, dal momento che Bersani non ha rinunciato all’incarico, mentre non si sottovaluta il rischio rating con il timore di un pronunciamento a sorpresa da parte di Moody’s. Incertezze che si sommano alle debolezze della zona euro in un giorno cruciale che ah visto le banche di Cipro riaprire gli sportelli dopo 12 giorni di stop. La volatilità sui mercati delle prime ore è andata via via scemando quando si è capito che davanti alle banche dell’isola non si sarebbero formate le code dei correntisti. La notizia positiva ha aiutato al rimbalzo tutti i paesi “distressed” come Grecia, Irlanda, Spagna e Italia dove ha recuperato soprattutto il comparto bancario.
A rasserenare i mercati erano stati i dati macroeconomici americani, con il Pil Usa del quarto trimestre rivisto al rialzo allo 0,4% annualizzato, rispetto al modesto +0,1% della stima precedente. Contributi positivi sono arrivati dal comparto immobiliare non residenziale e dalle scorte. Un dato che ha spinto gli indici di Wall Street sui massimi, con il Dow Jones che ha registrato il miglior primo trimestre dal 1998 chiudendo con un progresso dello 0,36% a 14.578,54 punti, l’indice tecnologico Nasdaq ha registrato un rialzo dello 0,34% a 3.267,52 punti e lo S&P’500 ha superato i massimi di 1.565,15 punti segnati nell’ottobre del 2007. I titoli di Stato americani hanno chiuso poco mossi: il bond decennale, benchmark del settore, ad un rendimento dell’1,85% e il trentennale al 3,1%.

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