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L’effetto crisi mette le ali ai discount

Una rete che soffre come non mai. È quella della moderna distribuzione che subisce i contraccolpi della crisi dei consumi e vede restringersi il suo perimetro. Tra aperture e chiusure i negozi a libero servizio sono calati del 3,6% (-544 punti vendita), gli iper dello 0,8% (meno sette unità) e i super dello 0,4%, ovvero una quarantina non hanno più riaperto. In controtendenza solo i discount, i market specializzati nei prodotti economici. È in aumento il numero degli store, +2,9% pari a 134 nuove aperture, e delle superfici di vendita. Questa la fotografia che rivela la vitalità del settore secondo l’ultima «Guida Nielsen largo consumo«.
C’è inoltre una forte mobilità tra le diverse catene: quest’anno oltre 2.300 negozi hanno cambiato organizzazione. La scorsa settimana tra gli ultimi passaggi c’è stato quello di undici store ex Sigma presenti in Sardegna, (acquisiti dal Gruppo Isa) che ora fanno capo a Sidis, insegna del network Interdis.
«È in atto la razionalizzazione della rete distributiva – sottolinea Romolo De Camillis, direttore divisione Retail di Nielsen Italia – che porterà a un miglioramento del livello di efficienza delle insegne a vantaggio delle politiche di offerta». Inoltre è in atto un travaso di clienti che dagli iper scelgono di fare la spesa nei discount, l’unica tipologia che registra un aumento dei flussi. Per finire, nell’ultimo triennio sono calati anche gli ambulanti che vendono prodotti alimentari. La perdita, secondo l’Ufficio studi Confcommercio, è stata di quasi 900 licenze.
«È l’effetto di un ulteriore deterioramento della situazione mentre le famiglie cercano di contenere la spesa per scontrino medio – continua De Camillis -. Nel complesso il numero degli scontrini resta in terreno positivo con un +0,3%. Stesso trend per i volumi di vendita che a ottobre hanno registrato un +0,2% dopo la crescita zero vista a settembre».
Se la regola è quella della “spesa al massimo risparmio” i discount da parte loro alzano il tiro e migliorano il loro assortimento. Sugli scaffali di Lidl nel periodo natalizio vengono offerti prodotti a marchio “Deluxe”, prodotti Igp e Dop che un tempo era difficile trovare.
Scorrendo i dati Nielsen relativi a ottobre e confrontandoli con quelli dell’ottobre 2012, si evidenzia, per il secondo mese consecutivo, un trend positivo (+0,6%) nel fatturato di iper e supermarket, ricavi immutati per i discount e una buona performance (+2,2%) dei prodotti del largo consumo confezionato mentre il non food continua la sua flessione e cede il 4,1% a valore. In particolare le famiglie non sacrificano la spesa per i pets (+4,3%), acquistano alimentari confezionati (+3%) e il fresco confezionato (+1,3%) rinunciando (-5,5%) ai prodotti per la pulizia della casa, l’igiene personale (-4,4%) e i surgelati -3,2 per cento.
Per aiutare le vendite le catene ricorrono sempre più alle promozioni che a ottobre hanno sfiorato il 30 per cento. In pratica un prodotto su tre è acquistato per effetto di uno sconto o di un’offerta speciale.
Cambia anche il carrello della spesa. Non conoscono crisi i prodotti con un alto contenuto salutistico come quelli bio, senza glutine e gli integrali. I prodotti gluten free acquistati negli iper e super hanno messo a segno una crescita del 15% mentre nel canale discount i valori sono più che raddoppiati. Alto il gradimento dei prodotti bio, che nel corso dell’anno hanno visto un aumento a due cifre intorno al 14%. Buone le performance degli integrali che registrano un +8%.
Tra le categorie in aumento ci sono il riso Carnaroli, uova e farina, le capsule di caffè, i cereali muesli per la prima colazione. Si sceglie il vino bianco rinunciando a quelli Igp e lo spumante cede il passo al prosecco. Per la pulizia della casa vengono acquistati prodotti a maggior valore aggiunto e più pratici come i detersivi concentrati, gel e bivalenti che rimpiazzano quelli in polvere. Per quanto riguarda il servizio al banco gastronomia prosciutti e bresaola segnano una crescita degli acquisti.
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