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L’economista Papademos: «L’Unione bancaria non va, le regole sono incomplete»

SINTRA (Portogallo) Benoît Coeuré, il francese che siede nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea, di rado si lascia scappare una parola fuori posto. Non parla mai per caso. Quindi aveva un messaggio preciso quando ieri al Forum della Bce a Sintra ha affrontato il tema del bail-in, le regole europee che prevedono di colpire obbligazionisti e depositanti in caso di aiuti di Stato.

«Fate attenzione a quello che auspicate», ha detto il francese a proposito di chi chiede di proteggere il risparmio se c’è molta tensione sul mercato e si rischia di accentuare ancora di più l’instabilità e i timori attorno alle banche. «Il bail-in serve per dare disciplina e se ci si rinuncia, allora la sorveglianza dei regolatori dovrà diventare molto più intrusiva». Non solo. Coeuré aveva anche un altro messaggio: «Il bail-in è parte integrante dell’Unione bancaria dell’area euro — ha detto —. Se lo si sospende, allora è più o meno la fine dell’Unione bancaria».

È più o meno la posizione della Germania, del tutto contraria a sospendere l’applicazione delle regole potenzialmente più destabilizzanti nei salvataggi bancari. Dunque contraria alle richieste presentate dall’Italia in questi giorni. E anche se Coeuré non ha fatto riferimenti espliciti alla posizione del governo di Matteo Renzi, tutti a Sintra hanno ricollegato le sue parole al negoziato in corso in quel momento a Bruxelles.

Questo non significa che il francese abbia espresso così la posizione della Bce. Altri esponenti dell’esecutivo, dal vicepresidente portoghese Vítor Constâncio al capo economista belga Peter Praet, sono sicuramente molto più aperti a considerare un’applicazione meno dogmatica delle norme dell’Unione bancaria. Non dimenticano che la situazione sul mercato resta delicata e dopo il referendum britannico alcune banche hanno perso oltre il 40% in Borsa, non solo in Italia.

Anche Lukas Papademos, l’economista greco che per otto anni è stato vicepresidente della Bce, non nasconde le sue riserve sul sistema del bail-in. In una conversazione con il Corriere a margine del Forum di Sintra, lo dice chiaramente: «La vigilanza unica della Bce sulle banche è efficiente e sta funzionando — premette Papademos —. Ma il sistema di risoluzione delle banche in dissesto sta entrando in vigore solo molto gradualmente a causa di due problemi». Il primo, dice, è il fatto che ancora non esiste un fondo comune europeo per gestire le crisi bancarie e lo si sta costruendo solo gradualmente. Ma l’altro problema, secondo Papademos, riguarda proprio il bail-in: l’ingranaggio che in teoria deve scattare ogni volta che c’è un intervento pubblico su una banca. L’impatto potenzialmente destabilizzante delle sforbiciate sui risparmi di obbligazionisti e depositanti fa sì che si preferisca rinviare troppo a lungo la soluzione dei problemi delle banche in difficoltà. «Si sta mettendo troppa enfasi sul bail-in — sostiene Papademos —. In linea di principio è giusto che chi investe in una banca sappia che rischia di perdere il proprio denaro, questo crea disciplina e porta i risparmiatori a scegliere gli istituti più solidi. Ma un eccesso nell’uso di queste regole europee può portare a produrre ancora più instabilità finanziaria».

Papademos sembra riferirsi al rischio che il sacrificio di alcuni risparmiatori induca altri a ritirare i propri fondi da altre banche, così aggravando le difficoltà di un intero settore. A maggior ragione perché per adesso non c’è nell’Unione bancaria un’assicurazione comune sui depositi. «Questa è un’architettura che resta da completare», dice Papademos.

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