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L’economia Usa corre di più ma la Fed non toccherà i tassi

«L’inflazione rimane sotto il nostro obiettivo del 2%. La ripresa economica è lungi dall’essere completa. Il nostro obiettivo è la massima occupazione». Con queste dichiarazioni il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha rassicurato i mercati e il resto del mondo sul fatto che l’America continuerà ad avere una politica monetaria eccezionalmente espansiva. La crescita Usa sta accelerando, è vero, e la Fed ha rivisto nettamente al rialzo le sue stime sul 2021: l’anno dovrebbe chiudersi con un Pil aumentato del 6,5% cioè a livelli di crescita “cinesi”, mentre ancora a dicembre la Fed prevedeva una crescita americana di due punti inferiore.
Ma il vigore della ripresa non basta, visto che la Fed si dà come obiettivo la “massima” occupazione. Il linguaggio conta, visto che in passato si parlava di “piena occupazione”. L’allusione è al fatto che le statistiche sul mercato del lavoro sono imperfette, non danno conto dell’espulsione di manodopera che si scoraggia, cessa di cercare un’attività, e scompare dagli schermi radar della politica economica. Se si guarda al tasso di disoccupazione ufficiale gli Stati Uniti sono già scesi dal 14,8% dell’aprile 2020 (nel momento peggiore dei lockdown) al 6,2% a febbraio. Ma la Fed ora guarda a una definizione allargata della disoccupazione, include gli scoraggiati e tutti coloro che sono costretti ad accettare lavori part-time mentre hanno bisogno di un tempo pieno.
Così i numeri che contano sono i 9,5 milioni di posti distrutti l’anno scorso e non ancora rinati, e un tasso di disoccupazione reale al 9%. Finché non si riassorbe quest’area di inattività, la banca centrale è intenzionata a mantenere invariata la sua politica attuale. Il sostegno alla ripresa rimarrà robusto, sul fronte del costo del denaro e della liquidità. I tassi d’interesse direttivi resteranno inchiodati a zero come accade dal marzo 2020. Continuerà anche l’ultima versione del “quantitative easing”, che si traduce nell’acquisto mensile di 80 miliardi di dollari di buoni del Tesoro più altri 40 miliardi di obbligazioni legate a mutui immobiliari. La banca centrale americana è «impegnata a usare l’intero ventaglio degli strumenti a disposizione» per continuare a sostenere la crescita.
L’inflazione, al centro di un dibattito che dura da mesi, è stata liquidata come un pericolo inesistente, almeno per ora. La Fed non esclude fiammate temporanee sui prezzi ma non vede tensioni durevoli. Le Borse hanno reagito bene, ma sul mercato dei bond i rendimenti hanno ripreso a salire, il che significa che gli investitori continuano a incorporare nei loro scenari un rischio inflazione.
La riunione della Fed seguita dal discorso del suo presidente è coincisa con una giornata in cui il Tesoro ha annunciato di aver già versato a 90 milioni di americani i sussidi da 1.400 dollari previsti nella manovra Biden. Questo significa che l’economia americana si trova in una situazione molto particolare: la ripresa corre già per conto suo (anche grazie alle vaccinazioni), ad essa si aggiunge il carburante di una manovra di spesa pubblica grossa quanto il Pil italiano, che rimpingua il potere d’acquisto dei tre quarti delle famiglie, dopo che il 2020 aveva visto due manovre Trump di analoga dimensione. È difficile ricordare una situazione analoga in cui alla crescita economica si accompagnavano politiche di bilancio e monetarie marcatamente pro-cicliche. L’ipotesi di un surriscaldamento, per quanto scartata dalla Fed, continuerà ad animare il dibattito politico nonché il comportamento degli investitori.
Intanto la conferma della politica monetaria americana è una buona notizia anche per altre parti del mondo. Il dollaro ha interrotto il suo rafforzamento, e questo aiuta i paesi emergenti indebitati nella valuta americana. I più scettici continuano ad essere i cinesi, che hanno espresso riserve su una politica economica iper-espansiva a Washington. Per l’Eurozona è positivo tutto ciò che può attenuare o rinviare un aumento dei tassi, visto che il Vecchio continente è molto indietro nella ripresa.
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