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«L’economia migliora»: la Fed avvicina l’ora di una stretta

La Federal Reserve dà credito alla ripresa americana, nonostante la nuova sfida alla crescita legata alla contagiosa variante Delta. La Banca centrale ha mantenuto per il momento invariata la politica di stimolo all’espansione, con tassi d’interesse vicini allo zero e acquisti di asset. Ma, nel clima di fiducia nel recupero, ha indicato che si stanno avvicinando le condizioni per far scattare il graduale ritiro di una delle iniziative di sostegno, gli acquisti di titoli del Tesoro e garantiti da mutui per 120 miliardi di dollari al mese. Un avvio del cosiddetto ”tapering”, secondo gli osservatori, potrebbe essere nelle carte entro fine anno.

Il chairman della Fed Jerome Powell, nella conferenza stampa al termine di un vertice di due giorni, ha evidenziato che successive ondate di Covid, dal punto di vista economico, sono parse avere un effetto decrescente. Potrebbe essere il caso per la variante Delta, anche se è presto per sbilanciarsi. Powell ha ammonito che in particolare può pesare sul risanamento del mercato del lavoro.

La Fed, nel suo comunicato, ha affermato che l’economia ha «compiuto progressi» verso il doppio obiettivo di massima occupazione e stabilità dei prezzi, cioè di un’inflazione che nel più lungo periodo si attesti a una media del 2%. Ha citato come, grazie a vaccini e politiche di sostegno, gli stessi «settori più afflitti dalla pandemia abbiano mostrato miglioramenti», pur senza avere pienamente recuperato.

La Fed ha riconosciuto che le incognite su un recupero non sono svanite. «Il cammino dell’economia resta dipendente dal corso del virus. Progressi nelle vaccinazioni probabilmente continueranno a ridurre gli effetti della crisi di salute pubblica sull’economia, ma i rischi rimangono». La Fed valuterà così come e quando procedere con un tapering nei prossimi vertici: gli analisti credono che intenda avvertire i mercati e gli operatori di ogni retromarcia con due meeting di anticipo. Nella conferenza stampa Powell ha sottolineato che i tempi del tapering restano condizionati dai «dati in arrivo».

La forza dell’economia statunitense dovrebbe trovare nuove conferme nella marcia del Pil nel secondo trimestre, dato atteso oggi: è stimata dagli analisti a un robusto passo dell’8,5%. Proprio l’accelerazione della ripresa ha portato con sé lo spettro di tensioni inflazionistiche, destando timori che gli stimoli siano ormai eccessivi. I prezzi al consumo hanno evidenziato in giugno un rialzo del 5,4%, il massimo in 13 anni, anche se le aspettative inflazionistiche future appaiono più moderate. Powell ha riconosciuto ieri «la possibilità che l’inflazione risulti più alta e persistente delle attese». In recenti testimonianze aveva però ribadito di ritenere le impennate nei prezzi viziate da fenomeni transitori quali strozzature della supply chain. Adesso ha precisato che i problemi delle catene di forniture sembrano maggiori del previsto.

La variante Delta, su scala globale e negli Stati Uniti, invita tuttavia alla prudenza nel ritiro degli aiuti. La media dei nuovi casi quotidiani negli Stati Uniti, nell’ultima settimana, ha superato i 60.000 contro minimi attorno agli 11.000 a fine giugno. E con le vaccinazioni complete inchiodate attorno al 49% della popolazione, tra forti disparità nei singoli stati, lievitano ricoveri e decessi.

L’efficace gestione dei dilemmi di politica monetaria nell’era Covid ha implicazioni anche per la futura leadership di Powell alla Fed. Joe Biden appare propendere per una sua conferma in autunno – il mandato di Powell scade agli inizi del 2022 – stando a dichiarazioni di stretti collaboratori della Casa Bianca e a sondaggi tra economisti.

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