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L’ecommerce tricolore? È ancora (troppo) giovane

Sono quasi 19 milioni gli italiani che fanno shopping online, il doppio rispetto a cinque anni fa. Ma se si escludono gli acquirenti occasionali, é un fenomeno molto caratterizzato a livello generazionale: il 55% dei consumatori online ha meno di 40 anni. Tra i mobile shopper la maggioranza ha meno di 35 anni. E sono loro i più attivi. Quasi 4 milioni di internauti hanno fatto acquisti tramite le app. Gli ordini generati da smartphone sono aumentati del 51% nell’ultimo anno, con una spesa di 2,8 miliardi. Ecco l’effetto traino che ha permesso la crescita di valore delle vendite online. I dati presentati la scorsa settimana al Netcomm e.commerce Forum, che si é tenuto a Milano, indicano una dinamica positiva: un aumento del 17% e un fatturato previsto per il 2016 di 19,3 miliardi. Ma il panorama dell’ecommerce italiano é ancora a luci e ombre. Le vendite sono più di servizi che di prodotti. Il comparto più forte resta quello dei viaggi e turismo (44%), seguito da assicurazioni e ticketing. Mentre negli acquisti di prodotti la sorpresa arriva dall’Alimentare e gastronomia, in crescita del 29%, grazie alla spinta arrivata dall’Expo.

Vanno bene i prodotti del Made in Italy, moda in testa, con una crescita significativa anche dell’Arredamento e degli oggetti di decorazione della casa (+39%).

Ma il vero paradosso é che nonostante la crescita i beni venduti tramite l’ecommerce rappresentano appena il 5% di tutte le vendite retail in Italia. Come si spiega? «Mentre gli eshopper sono raddoppiati, le imprese non si sono digitalizzate allo stesso ritmo. Abbiamo appena 40 mila aziende che vendono online in Italia, contro le 800 mila in Europa», avverte Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

Perfino i grandi brand del Made in Italy preferiscono ancora vendere in negozio piuttosto che online. E rispetto a paesi vicini come la Francia o la Spagna, l’Italia online risulta debole nelle vendite internazionali. Nel nostro ecommerce l’export vale 3,5 miliardi, ma a dominare sono le prenotazione alberghiere e l’abbigliamento delle grandi marche. E sul mercato interno il carrello degli acquisti é ancora piccolo: lo scontrino medio vale 75 euro. In compenso aumenta la frequenza. Ci sono ancora però diversi freni da superare: la sicurezza, le spedizioni, l’assistenza. La paura delle frodi e dei furti di dati personali é lo scoglio maggiore. Appena due settimane fa é stata smantellata dalla polizia postale una rete di 49 siti fasulli, simili nel nome a siti più famosi di ecommerce, creati per carpire con il phishing i dati delle carte di credito dei clienti.

Dopo 350 denunce delle vittime, l’operazione ha portato a una decina di arresti. Netcomm e Clusit (associazione per la sicurezza informatica) hanno appena annunciato che introdurranno un sistema di Security Alert per gli operatori di ecommerce e un’osservatorio per la sicurezza nelle vendite online.

L’altra ombra da dissipare é quella della logistica. Tra i commenti negativi degli eshopper insoddisfatti la spedizione é il buco nero. Si colloca al primo posto delle lamentele (39%) secondo le statistiche rilevate da Zoorate, web company specializzata in Social commerce, che ha analizzato 1 milione di recensioni. Dopo il prezzo, l’aspetto che conta di più nelle decisioni di acquisto é proprio la modalità e rapidità della spedizione. Oltre un terzo degli eshopper esprime poi un’altra esigenza, non sempre soddisfatta: l’assistenza all’acquisto e una migliore comunicazione.

Chiara Sottocorona

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