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L’Ecofin salva otto Paesi dalla black list

Con una decisione controversa, almeno per quanto riguarda i modi, i ministri delle Finanze dell’Unione hanno rimosso ieri otto paesi dalla lista nera delle giurisdizioni ritenute paradisi fiscali. Tra questi Stati, anche Panama, al centro nei mesi scorsi di uno scandalo di evasione fiscale di proporzione mondiale. Deputati europei ed organizzazioni non governative hanno criticato l’Ecofin, considerando poco trasparente la scelta. Lo stesso ha fatto la Commissione europea.
Coinvolti dalla decisione, oltre a Panama, sono stati Barbados, Grenada, Corea del Sud, Macao, Mongolia, Tunisia e gli Emirati Arabi Uniti. Insieme ad altri nove paesi, questi Paesi erano stati inseriti in una lista di paradisi fiscali messa a punto poco più di un mese fa (si veda Il Sole 24 Ore del 6 dicembre). Secondo un comunicato dell’Ecofin, la scelta è stata decisa «a seguito di impegni presi ad alto livello politico per rispondere alle preoccupazioni dell’Unione europea».
Gli otto Paesi individuati dai ministri delle Finanze hanno promesso sforzi particolari tanto da essere inseriti in una lista per così dire grigia, dove saranno seguiti passo passo dalle autorità europee. Una volta che avranno preso le decisioni promesse, saranno rimossi anche da questa seconda lista. Il ministro delle Finanze bulgaro Vladislav Goranov, presidente di turno dell’Ecofin, ha commentato: «Giurisdizioni in tutto il mondo stanno lavorando alacremente per riformare il proprio sistema fiscale».
Evidentemente, l’Unione europea è convinta che la creazione di una lista dei paradisi fiscali stia mettendo sotto pressione le singole giurisdizioni perché si adattino ai criteri di trasparenza europea. Eppure, la scelta annunciata ieri è stata criticata da più parti. Markus Ferber, un eurodeputato democristiano tedesco, ha reagito spiegando che «la rimozione di Panama, uno dei paradisi fiscali più prolifici, è un segnale catastrofico per la lotta all’elusione fiscale».
Aurore Chardonnet, una analista dell’organizzazione non governativa Oxfam, ha criticato la mancanza di trasparenza della decisione. Lo stesso vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha detto che l’Ecofin dovrebbe rendere pubbliche le promesse dei singoli Paesi. Nella lista nera rimangono a questo punto Samoa, Bahrain, Guam, Isole Marshall, Namibia, Palau, Saint Lucia, Samoa e Trinidad & Tobago. Nella lista grigia vi sono attualmente 47 Paesi.

Beda Romano

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