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L’Eba «svela» i due scenari macro per gli stress test

Stress test, si riparte. Oggi, alle 18, l’ Autorità bancaria europea alzerà il velo sugli scenari macroeconomici su cui verrà testata la tenuta delle banche europee nell’ambito delle verifiche “sotto sforzo” che vengono effettuate annualmente. Due gli scenari previsti, uno di base e uno avverso, in linea con gli stress test precedenti, in una simulazione che coprirà il periodo 2018-2020.
Il calendario del processo prevede l’invio all’Eba della prima tornata di risultati da parte delle banche per l’inizio di giugno. A questa fase, ne seguirà una seconda a metà luglio, con un nuovo invio mentre l’invio dei risultati finali è fissato per ottobre. Il 2 novembre è prevista la pubblicazione dei risultati dei test.
La verifica, come noto, riguarda le principali 50 banche europee, che coprono il 70% degli attivi dell’area euro. Tra queste ci sono 4 italiane che hanno almeno 30 miliardi di attivi: UniCredit, Intesa Sanpaolo, BancoBpm e Ubi. Fuori dalla verifica rimane invece Mps, che pur avendo le caratteristiche per rientrarvi, è stata esclusa visto che ha intrapreso un piano di ristrutturazione concordato con la Commissione europea. Va detto d’altra parte che la Bce ha già annunciato che condurrà una prova di stress aggiuntiva per i restanti enti significativi non coinvolti nello scrutinio targato Eba.
Nel dettaglio, gli stress test targati Eba verificheranno la tenuta delle banche a un set di rischi. In particolare finirà nel mirino il rischio di credito, incluso quello derivante dalle cartolarizzazioni: tema, quest’ultimo, che potrebbe diventare di rilievo per la banche italiane, che stanno usando lo strumento della securitisation per ridurre lo stock di crediti deteriorati in portafoglio. Nel radar finirà anche il rischio di mercato, compreso quello di controparte. Infine, ad essere analizzato sarà anche il rischio operativo, che include il cosiddetto rischio di condotta (conduct risk). L’Eba nella sua nota metodologica diffusa nei mesi scorsi aveva fatto notare che i rischi derivanti dall’esposizione ai titoli sovrani sono compresi nel rischio di credito e nel rischio di mercato: ecco perché dovrebbero essere applicati shock al portafoglio dei titoli sovrani per verificare la capacità di assorbire le eventuali perdite. Gli stress test 2018 verificheranno inoltre gli effetti dell’introduzione dei nuovi principi contabili dell’Ifrs9, che sostituiscono da quest’anno gli Ias39.
Come avvenuto nel 2016, al termine del processo saranno resi pubblici i risultati. Che, tuttavia, non saranno “pass-or-fail”. Come ricordato nelle scorse settimane dal numero uno dell’Ssm, Danièle Nouy, in caso di deficit di capitale nello scenario di base le banche saranno chiamate a coprire il buco. E a fronte di un deficit nello scenario avverso, Bce valuterà caso per caso se le banche dovranno ricapitalizzare. Di sicuro, i risultati delle prove sotto stress confluiranno successivamente nello Srep, il processo di revisione e valutazione prudenziale, che definisce i livelli patrimoniali minimi che le banche devono detenere.

Luca Davi

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